L’Avvento giunge al culmine
La quarta domenica di Avvento, ci proietta direttamente verso il giorno di Natale. Il viaggio ha comportato varie tappe: sulla prima, la seconda e la terza ho offerto piccoli spunti per il cammino. Anche oggi voglio riflettere con voi su questo tempo tanto particolare e fecondo che prepara a consapevolezze nuove nella fede.
Cercasi casa
Sono molti i siti web che si occupano di proporre affitti e vendite di case. E le agenzie immobiliari sono numerosissime su tutto il territorio italiano.
Se a qualcuno di voi è mai capitato di dare uno sguardo alle proposte, avrà notato che ci sono opportunità per tutti i gusti e per tutte le tasche. Anche se le due cose non sempre coincidono.
Avere una casa, anche solo in affitto, è una delle sicurezze della vita alla quale si rinuncia solo in casi estremi. E raramente volentieri. La casa rappresenta lo spazio sicuro, il rifugio, la protezione, l’intimità, il ristoro. Lo abbiamo sperimentato in modo forse violento nel tempo più duro del lockdown.
Letteralmente relegati tra le quattro mura domestiche, abbiamo dovuto fare i conti con le risorse e i limiti delle nostre abitazioni. Abbiamo fatto scoperte e vissuto fatiche. Forse la nostra casa ci ha offerto possibilità e fatto ripartire.
La casa del Natale
Il Natale ci presenta il volto di un Dio che vuole trovare casa vicino a noi. Il vangelo di Giovanni parlerà di Gesù, trasparenza di Dio, come di uno che mette la tenda accanto alla nostra (Gv 1,14).
Oggi, a pochi giorni dalla memoria di quel Natale antico e sempre nuovo, ascoltiamo un oracolo profetico di Michea, che parla di casa.
Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande
fino agli estremi confini della terra.
Egli stesso sarà la pace! (Mi 5,3-4a)
Michea è un contadino. Forse ha perso tutto durante il tempo dell’invasione assira della propria patria. Sa cosa significa trovarsi senza casa, senza sicurezza. Nel suo libro profetico condanna le città troppo sicure di sé, nelle quali si consuma il peccato di superbia a discapito dei più poveri.
Proprio lui sceglie di usare la metafora di una abitazione sicura, per parlare della vicinanza di Dio. La presenza di Dio nella nostra vita ci fa sentire protetti. Non perché esonerati dai guai della vita. Ma perché accompagnati ad affrontare ogni fatica, come ogni gioia.
La casa dell’abbraccio di Dio
Dare spazio a Dio nelle proprie giornate, imparare a riconoscere la sua forza vitale che ci abita e ci sostiene, assumere i criteri del vangelo come orientamento della propria esistenza. Tutto questo ci fa abitare al sicuro. Tutto questo ci fa sentire a casa nel nostro corpo, nella nostra abitazione, nelle nostre relazioni, nei nostri progetti.
Avvertire la presenza di Dio nella propria vita è fonte di pace, non perché fa assopire sogni, lotte e intraprendenza, ma perché li accompagna verso la loro realizzazione e il loro compimento.
L’Avvento ci prepara così a entrare nella logica di quel Dio che si è raccontato nella persona di Gesù di Nazaret, il profeta inquieto e itinerante, desideroso di portare a tutti e tutte la meravigliosa notizia di un amore che non ci abbandona mai, lungo i giorni e le notti del nostro abitare il mondo.






1 Commento
Il messaggio di oggi induce a riflettere sull’importanza della casa un bene desiderato da chi vuole diventare indipendente e/o formare una nuova famiglia…..La casa diventa il luogo dove dovrebbe regnare lo spirito di condivisione, amore, sostegno, sicurezza, rifugio che fa crescere l’essere umano sereno e solare accogliendo gli altri.
Buona domenica