L’Avvento prosegue con gioia
Dopo la prima e la seconda domenica di Avvento, eccoci alla terza tappa di questo cammino in vista della venuta del Signore Gesù nella nostra vita.
Giornalisti per un giorno
Oggi potremmo fare un esperimento giornalistico. Scegliere un campione di persone da intervistare e domandare loro la prima parola che viene in mente quando si dice “Chiesa cattolica”.
Non so come andrebbe l’esperimento, ma posso ipotizzare che i termini più ripetuti avrebbero a che fare con le regole. Forse con i divieti. O magari con i precetti. Molto difficilmente qualcuno userebbe la parola “felicità”. Provare per credere!
Letture di inattesa gioia
Chi di voi, però, entrasse oggi anche distrattamente in una chiesa, ascolterebbe esortazioni davvero sorprendenti.
Rallègrati, figlia di Sion,
grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme! (Sof 3,14)
Se avrà pazienza di restare in ascolto, poco dopo si sentirà dire:
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele. (Is 12,6)
Se, nel pieno della curiosità, penserà sia meglio evitare di uscire subito, si ritroverebbe davanti a parole del tipo:
Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. (Fil 4,4)
Rallegrarsi, esultare, essere lieti. Parole che forse non sentiamo spesso o che forse non ci sembrano coerenti con la sensazione d’insieme che talvolta riceviamo dall’istituzione Chiesa. Eppure oggi le chiese risuonano di questa esortazione.
La terapia della gioia
In un tempo provato dalla sfiducia, dal sospetto e dalla preoccupazione, chiedono di essere felici.
In fin dei conti, i primi e le prime credenti in Gesù avevano riscontrato in lui una fonte di gioia indicibile. Scelsero addirittura un nome illuminante per chiamare i racconti che scrissero per comunicare a tutte e tutti cosa avevano scoperto di lui. Li chiamarono “vangelo”, notizia meravigliosa.
Non sempre possiamo fare qualcosa per cambiare l’idea diffusa che si forma intorno ad una istituzione. Però possiamo senza dubbio scegliere di orientare la nostra esperienza personale di Dio sintonizzandola sulle sinfonie della gioia.
Perché gioire? Perché viviamo nell’abbraccio amante e vitale di un Dio che sogna per noi la piena realizzazione. E sa che quella realizzazione che porta l’autentica felicità si coniuga nelle forme plurali.
L’io si realizza del dialogo incessante che costruisce il noi. Sono le relazioni che ci rendono più umani, sono i gesti di accoglienza, attesa e rispetto che ci allargano il cuore riempiendolo di pace profonda.
Forse per questo, chi di voi avrà perseverato in ascolto delle letture della messa di oggi, avrà potuto ascoltare le parole del vangelo di Luca:
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». (Lc 3,10-11)
Sono le scelte di comunione, sostegno e solidarietà che ci rendono intimamente felici, perché ci permettono di innestarci profondamente nell’anelito vitale a amante di Dio, fino a divenirne espressione tangibile.






1 Commento
Che bello iniziare una giornata con questo messaggio : comunione, sostegno e solidarietà ci rendono felici!
Grazie