Nel 2005, nelle sale cinematografiche, usciva il film The Island, diretto da Michael Bay, e interpretato da Ewan McGregor e Scarlett Johansson.
Una storia davvero surreale, ma decisamente intrigante.
In una struttura specializzata nella clonazione umana, vengono prodotti i cloni di persone disposte a pagare per avere una copia esatta di sé, a scopo di trapianto o di maternità surrogata.
La vicenda è molto avvincente e ricca di suspense e suggerisco la visione del film per conoscere il finale. Ma oggi voglio partire da qui per riflettere su quel certo bisogno di trovare sostituti che il film racconta.
La surreale vicenda parla di gente disposta a pagare profumatamente una copia umana di sé, per assicurarsi una vita lunga e priva di guai. Questa intenzione, resa crudele dall’insensibilità verso le sorti degli esseri umani clonati, mi pare sia la stretta parente di un altro intento strenuamente perseguito: trovare qualcuno che si sporchi le mani al posto nostro.
Anche la preghiera, spesso, finisce con l’essere un fenomenale scaricabarile, col quale ci solleviamo dall’onere di una preoccupazione o dalla responsabilità di un’azione.
Talvolta arriviamo a raccontaci che questo ricorso ad altri per risolvere i nostri problemi sia in realtà il segno di una cieca fiducia in Dio, nel caso della preghiera, o nel prossimo, nel caso della ricerca di chi faccia il lavoro per noi.
Così potremmo leggere le parole della Prima lettura di questa Seconda domenica di Avvento con la stessa prospettiva.
7Poiché Dio ha deciso di spianare
ogni alta montagna e le rupi perenni,
di colmare le valli livellando il terreno,
perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio. (Bar 5,7)
Ecco qui! Dio ha deciso di agire. E Dio lo farà. Lo farà al posto nostro, perché è misericordioso.
Così restiamo a guardare relazioni che finiscono, tanto dipende da altri o dalla volontà di Dio. Lasciamo che le occasioni passino, i problemi si accumulino, le scelte si rimandino. Ma è solo un atto di fiducia, ci ripetiamo con grande convinzione. E intanto restiamo in attesa.
Ebbene, ho una notizia da dare. Quando i profeti come Baruc parlano delle azioni che Dio vuole compiere, stanno dicendo solo quale orizzonte di bene Dio indica come bello per la nostra vita. Chi deve percorrerlo però non è Dio. Siamo noi. Siamo io e te.
Nella pagina biblica a cui ho fatto cenno, Baruc parlava del ritorno dall’esilio, reso possibile non da angeli inviati da Dio e neanche da effetti speciali celesti. Ci fu un re persiano che prese l’iniziativa. E si fece strumento della liberazione di Dio.
E le profezie funzionano ancora così. Dio indica un orizzonte di bene ma siamo noi che dobbiamo raggiungerlo, coi nostri piedi.
Siamo noi che, lungo i giorni di questo Avvento, e magari poi sempre, dobbiamo mettere mano alle montagne e alle rupi perenni della nostra vita per spianarle. Siamo noi che dobbiamo livellare il terreno delle nostre valli.
E magari decidere cosa vada abbassato e cosa livellato per crescere autenticamente in umanità. Siamo noi che possiamo permettere nuove liberazioni che abbiano il sapore del vangelo.
Non cerchiamo cloni o sostituzioni che non ci compromettano. Prendiamoci le nostre responsabilità! E camminiamo sulla via del Signore, quella che noi stessi apriremo nelle nostre vite.



2 Commenti
…e così, trovo il senso dell’incarnazione…”vivo e faccio nascere Dio”…
Fare spazio dentro di noi per permettere a Dio di agire in noi così possiamo manifestarlo e farci voce nei deserti della nostra vita….