Il tempo di Quaresima continua. Lo abbiamo iniziato con considerazioni generali, poi abbiamo colto alcuni aspetti della prima domenica, della seconda e della terza.
Eccoci ora alla quarta domenica, per scoprire la più necessaria delle scelte.
Mentre la Quaresima ci accompagna fino alla celebrazione della passione, morte e risurrezione di Gesù, val la pena notare una cosa alquanto particolare: nel racconto di Giovanni manca il resoconto del processo religioso a Gesù.
Veniamo informati che Gesù è interrogato da Anna, suocero di Caifa e che
24Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote. (Gv 18,24)
Poi si racconta il rinnegamento di Simon Pietro e, quando la scena dovrebbe tornare sul processo di Gesù, il testo dice laconicamente:
28Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. (Gv 18,18)
Cosa era intanto avvenuto tra Gesù e Caifa? Non ci è dato saperlo.
Il vangelo secondo Giovanni manca del giudizio religioso su Gesù. Strano, no?
In realtà, leggendo con attenzione il vangelo più teologicamente intenso e simbolico che abbiamo, ci accorgiamo che il processo religioso è tanto presente da coincidere con l’intero racconto giovanneo.
Giovanni però lo capovolge: non è Gesù a essere imputato di qualcosa, ma i suoi interlocutori. Non è il sinedrio o il sommo sacerdote a pronunciare un giudizio, ma Gesù. E lo fa per espresso volere del Padre, che gli ha affidato il diritto e il compito di giudicare (Gv 5,22).
Il racconto di Giovanni si apre già con un clima processuale:
11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. (Gv 1,11)
Ora Gesù stesso torna su questo concetto, in dialogo con un dotto e importante fariseo, di nome Nicodemo.
L’illustre figuro, in realtà, si era recato dal discusso Maestro di Nazaret di notte. Aveva paura di essere screditato agli occhi degli altri sapienti suoi pari.
È proprio a lui che Gesù dice:
19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. (Gv 3,19)
Certo, Gesù non è uomo dalle parole misurate! Al fariseo timoroso che si reca da lui di notte, fa notare che gli uomini preferiscono le tenebre alla luce. L’affondo ironico è tremendo. E avrà messo in crisi il notabile codardo.
Davanti a Gesù non c’è spazio per le mezze misure. Occorre scegliere.
E la scelta non è affatto tra la notte e il giorno, in senso materiale.
La notte, in una cultura priva di elettricità come quella biblica, è tempo e spazio sospetto, il simbolo della malvagità e del sotterfugio. Chi sceglie la notte, preferisce restare nel buio che dimezza la vita.
Il giorno invece coincide con Gesù stesso, descritto come la luce che viene nel mondo per illuminarlo.
La scelta è tra l’accoglienza di Gesù come inviato di Dio o il suo rifiuto. Chi accoglie Gesù, cammina nella luce e nella vita perché, come lui stesso dice:
24chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. (Gv 5,24)
E ci incoraggia nella scelta:
12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio. (Gv 1,12)
La Quaresima ci rinnova così l’invito a iniziare una relazione seria e profonda con Gesù, perché lui è il solo che può rivelare in maniera luminosa il vero volto di Dio.
Gesù stesso lo ribadisce:
45chi vede me, vede il Padre che mi ha mandato. (Gv 12,45)
Arriva il tempo di abbandonare immagini caricaturali di Dio, immagini che lo mostrificano immaginandolo come una divinità indifferente che abita i cieli, per riconoscerlo invece nel volto di Gesù.
Nelle sue scelte a favore degli ultimi, nella sua capacità di inclusione e accoglienza, nella sua volontà di bene per chi incontra.
È il momento di liberarci di una religiosità esteriore, per coltivare una profonda spiritualità capace di umanizzarci davvero.



