Continuiamo il nostro percorso di riflessione quaresimale, dopo gli spunti per la prima e la seconda domenica di Quaresima, eccoci a una pagina biblica di indiscusso impatto.
Un atto profetico
La terza domenica di Quaresima ci propone un atto profetico di Gesù. Non è una profezia che prevede il futuro, ma una profezia che vuole farsi storia oggi.
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». (Gv 2,13-16)
Non siamo abituati a vedere Gesù come un violento insurrezionista che lancia tavoli, armato di frusta. E in realtà questo testo non ci autorizza affatto a vederlo così.
Gesù non compie un atto violento, ma piuttosto un atto profetico.
Prima di lui, Geremia aveva inaugurato la sua attività profetica presso il Tempio, con un discorso di fuoco:
3Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Rendete buone la vostra condotta e le vostre azioni, e io vi farò abitare in questo luogo. 4Non confidate in parole menzognere ripetendo: “Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore!”. 5Se davvero renderete buone la vostra condotta e le vostre azioni, se praticherete la giustizia gli uni verso gli altri, 6se non opprimerete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargerete sangue innocente in questo luogo e se non seguirete per vostra disgrazia dèi stranieri, 7io vi farò abitare in questo luogo, nella terra che diedi ai vostri padri da sempre e per sempre. (Ger 7,3-7)
Quello stesso immaginario sembra riecheggiare nel racconto di Giovanni. Non è probabilmente un caso che questo vangelo preferisce anticipare l’episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio all’inizio dell’itinerario di Gesù.
Marco, seguito da Matteo e da Luca, proporrà il medesimo episodio solo alla fine del percorso di Gesù, poco prima del suo arresto, scatenato proprio da questa azione impressionante presso il Tempio.
Un gesto tanto forte da giustificare l’avversione dei potenti e collocare Gesù tra coloro che dovevano essere eliminati. L’evento ha tutti i crismi per essere ritenuto storico.
L’azione di Gesù è finalizzata a scuotere i presenti perché si interroghino sul senso del culto e sul suo rapporto con la vita concreta.
Il tema è caro ai profeti, spesso scagliati contro le ipocrisie di chi frequenta assiduamente il culto ma calpesta i diritti dei fragili.
Il culto serve a sostenere una vita di sequela più autentica, non ad accrescere la religiosità personale.
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. (Gv 2,17-22)
La memoria dei discepoli di Gesù rilegge ricordi di gesti e parole. E li interpreta in una luce nuova. La vita di Gesù fu compresa e riletta solo dopo la sua morte e risurrezione.
Fare memoria per vivere
La memoria fu il processo teologico che fece comprendere ai suoi seguaci chi fosse davvero Gesù.
Così il movimento di Gesù fece memoria in almeno cinque direzioni.
Fece memoria quando non dimenticò le sue parole e i suoi gesti, anzi: li ripeté e li raccontò ad altri.
Li ricordò, ossia – etimologicamente – fece passare sul cuore ciò che Gesù fece e disse, per approfondirne il senso.
Li rammemorò, quindi fece memoria di Gesù sulla memoria delle Scritture, creando connessioni, sviluppando intuizioni, esplicitando collegamenti col patrimonio scritturistico e la vita di Gesù.
Li rimembrò, creando una visione unitaria e compiuta di Gesù, attraverso la composizione delle fonti e delle tradizioni, fino a giungere a una narrazione coerente di chi Gesù fu. Il tutto nello stile narrativo del tempo, e nel suo orizzonte mitico.
Infine, la comunità di Gesù, memorializzò la sua vita, trasformando i gesti dell’ultima cena in un rito da celebrare, affinché la sua celebrazione permettesse a chi credeva in lui di entrare in comunione di vita con Gesù, per giungere a fare propri i suoi gesti, le sue parole e la passione che li animò.
Spunti per il nostro cammino quaresimale
Due spunti per la nostra Quaresima, a livello spirituale.
In primo luogo, possiamo chiederci da quale parte della storia ci siamo collocati. Se siamo persone che attingono dal culto l’energia per impegnarsi nella promozione umana, schierandosi dalla parte dei diritti di ogni essere vivente, o se il culto diventa il sonnifero della nostra coscienza, riducendo la nostra esperienza cristiana a essere persone perbene.
In secondo luogo, possiamo entrare nel processo della memoria credente: ripensare a ciò che Gesù ha fatto e detto, interiorizzarlo fino a farlo nostro, comprenderlo nell’orizzonte delle Scritture ebraiche, conoscere in tutti gli aspetti la persona di Gesù e infine entrare in comunione con lui celebrando perché quella memoria divenga motore di scelte per il nostro presente e chiave di accesso al futuro.
La profezia deve farsi storia, la fede deve diventare vita.




