Gesù nel deserto. Prima domenica di Quaresima 2021
Il racconto di Marco è appena iniziato, e Gesù è già nei guai.
12E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto 13e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
(Mc 1,12-13)
Dopo un imbarazzante battesimo di remissione dei peccati ricevuto dal maestro Giovanni presso il Giordano, Gesù è condotto direttamente dallo Spirito nel deserto.
Chi conosce l’arte narrativa della Bibbia, sa bene che raramente i racconti sono pure cronache dei fatti. Assai spesso sono un racconto che mette in scena il senso profondo di quei fatti.
La storicità della permanenza di Gesù nel deserto non è dunque interessante quando il suo valore teologico.
Gesù, indirizzato dallo Spirito nel deserto, è infatti invitato simbolicamente a ripercorrere il cammino del popolo di Israele che, fuggiasco dall’Egitto, vagò quarant’anni tra le dune sabbiose, in balia di intense tentazioni, in cerca della propria libertà, verso la terra promessa.
Il popolo spesso cedette alla tentazione, arrivando a costruirsi un vitello d’oro da adorare al posto del Dio vivente. Gesù invece perdura nella prova, tentato da Satana, figura sintetica della distanza da Dio, per quaranta giorni. Il numero è anch’esso un richiamo teologico alla durata della prova di Israele. Nella simbologia biblica, il numero 40 indica il tempo necessario.
Marco chiarisce che Gesù, pur «tentato da Satana», «stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano». In questo modo riproduce l’armonia delle origini della creazione, presentando Gesù attorniato da animali, in perfetta concordia, mentre gli angeli di Dio, simboli della sua cura efficace, lo servono.
L’umanità di Gesù non si lascia deturpare dalla tentazione di recidere il suo rapporto fiduciale con Dio. Ma, anzi, vince la tentazione, ogni tentazione, come lascia intendere Marco non dando alcun contenuto a quella prova, diversamente da Matteo e Luca che presentano tre tentazioni (Mt 4,1-11; Lc 4,1-13).
Gesù esce vittorioso dal deserto simbolico nel quale riscoprire la vera libertà nel rapporto fiduciale con Dio. È pronto per la sua terra promessa.
14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». (Mc 1,14-15)
La terra promessa di Gesù è il regno di Dio ormai vicino. Una terra da condividere con tutti e tutte. Non a caso, appena lasciato il deserto, Gesù annuncia una buona notizia davanti alla quale aprirsi con gioia e fiducia: il momento nel quale Dio potrà regnare nelle nostre vite si è fatto vicino.
Gesù stesso, nella sua umanità aperta e libera, mostra come quel regno si fa storia nelle scelte quotidiane.
Il regno di Dio non è infatti uno stato politico, ma è piuttosto uno stato di vita, quello nel quale Dio è riconosciuto punto di riferimento. È dunque il tempo dell’amore vicendevole, nell’abbraccio del Dio amante e vitale.
A livello spirituale, questo testo apre la Quaresima con l’invito a percorrere i deserti della prova e della tentazione, senza perdere di vista la terra promessa dell’abbraccio di Dio. Anzi: imparando a costruire quel regno di inclusione, accoglienza, benevolenza e speranza che ci umanizza nel profondo e ci realizza come persone autentiche e felici.




