Eccoci al nostro secondo appuntamento nel percorso “La soglia del Mistero” (puoi trovare il primo qui). Ci prepariamo a viverlo entrando in contatto col nostro corpo.
Entrare in preghiera con il corpo
Prenditi un tempo di silenzio, in uno spazio tranquillo della tua casa. Assumi una posizione comoda, né troppo rigida né troppo rilasciata.
Percepisci il tuo corpo. Scorrilo in tutte le sue parti, iniziando dai piedi fino alla testa. Individua il punto più teso del tuo corpo. Accarezzalo mentalmente e rilassalo lentamente.
Regolarizza il tuo respiro, inspirando ed espirando lentamente.
Pagine bibliche
Inno: Isaia 35,1-8
Testo biblico: Lc 4,1-13
Qualche parola di commento tra vangelo e vita
Mi scuserete se così rapidamente vi porto via dalla mangiatoia del neonato Gesù e ve lo presento già adulto. Meditare sul Natale non significa contemplare un Bambinello, ma piuttosto entrare nel senso dell’incarnazione di Gesù, ossia del suo esserci come uomo che ha fatto trasparire il divino.
Luca, diversamente da Marco, ma similmente a Matteo, dedica all’infanzia di Gesù racconti piuttosto corposi, che prendono ben due capitoli. E introduce l’età adulta di Gesù solo al terzo capitolo, presentando due scene iniziali: quella del battesimo di Gesù presso il Giordano e subito dopo quella della tentazione di Gesù nel deserto.
I due episodi sono legati dall’azione dello Spirito santo: nel battesimo scende su di Gesù, per permanervi, e subito dopo lo spinge a vivere il tempo della prova. Questo a precisare che la tentazione, nella vita di Gesù come nella nostra, non è un incidente di percorso evitabile, ma una parte integrante del cammino.
Mentre Marco si limita a indicare un lungo momento di faticosa prova di Gesù nel deserto (Mc 1,13), Luca, prendendo spunto da Matteo o da una fonte a lui comune, riporta anche il contenuto di quelle tentazioni.
Naturalmente, il contesto di questa narrazione è fortemente simbolico, come si evince dalla presenza di una figura non umana che fa parte dell’immaginario mitico – il diavolo – e dall’impossibilità di una fonte diretta che poteva riportare l’evento: all’episodio è presente solo Gesù ed è fantasioso immaginare che in seguito lo avesse raccontato a qualcuno.
L’evidente natura simbolica di questo racconto è interessata a focalizzare un aspetto dell’umanità di Gesù. Gesù dovette scontrarsi col dubbio, come tutti e tutte noi. Luca racconta questa fatica profonda con il racconto delle tentazioni.
L’umanità di Gesù non fu esente dalla fatica della scelta.
La scelta di fondo tra bene e male, e la serie infinite di scelte che Gesù ogni giorno avrà dovuto fare tra le tante possibilità che gli erano poste dinanzi. E Gesù non aveva un angelo che gli sussurrava la soluzione migliore, né l’onniscienza divina illuminava la sua umanità.
Gesù rivela Dio e ne esprime la forza salvifica non per una aggiunta divina alla sua umanità, bensì perché costituito perfetto nella sua umanità dalla Parola eterna che alimenta la storia salvifica.
Egli è un concreto individuo che, nell’ascolto continuo della Parola e nella preghiera, accoglie e manifesta la presenza attiva della Parola del Padre, in modo talmente fedele da renderla visibile in forma umana
Il termine incarnazione in questa prospettiva non descrive, come ha fantasticato lo gnosticismo, la discesa di un essere celeste in terra, ma indica la rivelazione nella carne umana della perfezione di Dio, la risonanza della sua Parola in forme umane. Essa non si realizza in un istante, ma costituisce un processo che abbraccia tutta la storia di Gesù.
(Carlo Molari, «Gesù è Dio?», Rocca, 15/12/1999)
Lo scenario è il deserto, luogo biblico tipico della tentazione, come per il popolo uscito dalla terra di schiavitù e smarrito in un lungo e penoso pellegrinaggio lungo dune solitarie e sterili. Come anticamente il Signore aveva sostenuto il suo popolo nel deserto, così sostiene ora Gesù. In questo senso, Gesù è figura di una umanità accompagnata nella fatica e illuminata da una parola di vita.
Le sue tentazioni ruotano intorno alla sua identità di Figlio di Dio, di cui il diavolo fa una caricatura. Enfatizza tre aspetti della sua umanità che, stando al diavolo, dovevano essere vissuti nel segno della prepotenza: avere, comandare e apparire.
Gestire i beni, le persone e la propria immagine. Tentazioni di sempre e universali.
Tentazioni, ma anche aspettative che il mondo ci rilancia. Ci è spesso chiesto di rivestire i panni di chi possiede, ha potere e dà un’immagine vincente di sé. E non solo dalla pubblicità, dalla moda o dai social. Anche un certo modo di essere credenti amati e riconosciuti da Dio, insomma suoi figli, ci chiede di essere al top. La Chiesa istituzionale appare spesso possidente, potente e prestigiosa.
Il diavolo duella con Gesù a suon di versetti biblici, perché anche la Scrittura può essere strumentalizzata per il proprio tornaconto. Gesù replica a ogni tentazione, senza battere ciglio. E palesa l’umanità che ha scelto di incarnare e costruire. È un’umanità illuminata dalla Scrittura che per lui diventa Parola di Dio e non solo testo scritto che appartiene al passato.
Gesù ha scelto un’umanità che non prende i beni con la forza ma sa attenderli e guadagnarseli e condividerli.
Ha scelto un’umanità che non vive il potere come prepotenza ma come responsabilità che apre al dialogo.
Ha scelto un’umanità che non vuole apparire più di quel che è ma si compiace della propria esistenza così come è.
Il diavolo si allontana. Tornerà al tempo opportuno. È un modo di dire che la vittoria sulla tentazione di costruire un’umanità egocentrata non è mai definitiva. La tentazione, col suo stuolo di dubbi, non ha mai lasciato Gesù. Ogni giorno, in ogni occasione, egli ha dovuto scegliere quale umanità coltivare e in che modo. Proprio come noi.
Occorre dunque essere vigilanti. Che poi è l’invito che risuona proprio durante l’Avvento. La vigilanza implica l’attesa e chiama in causa il nostro rapporto col tempo. Si vigila perché il tempo stringe.
Viviamo un tempo di ansie e preoccupazioni, tutte esasperate dall’incertezza che la pandemia ha portato nella nostra vita. In questo contesto apprensivo, spesso abbiamo letto l’invito di Gesù come una iniezione di angoscia nel tessuto già agitato delle nostre giornate. Abbiamo parlato della tisana alla pera e cannella, come simbolo di una fede che sostiene e rilancia.
Il tempo non può essere vissuto come lo scorrere frenetico dei minuti da inseguire: Gesù ci ha insegnato che ad ogni giorno basta la sua pena (Mt 6,34). Il suo intento allora non è metterci fretta o ansia. Il suo desiderio è educarci a vivere il tempo come opportunità.
Vivere il tempo significa fare attenzione al dettaglio, godere il momento, assaporare la gioia o la fatica che esso ci dà. Vivere con la consapevolezza del tempo può significare per noi riscoprire la nostra vita come dono, le nostre relazioni come opportunità, i nostri impegni come responsabilità grata.
Vivere il tempo sapendolo spazio di scelta di quale umanità costruire per noi e intorno a noi. La nostra umanità non è data una volta per tutte: è sempre in costruzione. Come lo fu quella di Gesù.
L’umanità in costruzione di Gesù si offre come metro sul quale misurare le nostre scelte. La sua umanità è libera e responsabile, pacificata e intraprendente. Per questo, nell’umanità di Gesù riconosciamo i tratti più nitidi del volto di Dio. È per questo che lo conosciamo come Figlio di Dio.
Invocazione
Riempi il mio tempo, Signore!
Gesto
Poni attenzione a un fatto avvenuto oggi o in questi giorni. Ripensalo con calma, chiedendoti cosa ha suscitato in te. Se vuoi e puoi, confrontati su tutto questo con una persona a te vicina. È un modo per imparare a dare importanza anche ai piccoli eventi della tua vita.
Riconosci nel presepe una scena o un personaggio vicino a quanto hai pensato?
Parole in ricerca: Augusto Cavadi
Per me pregare, in questi giorni come in questi anni, è interrompere per un po’ le azioni e i pensieri che s’inanellano di continuo. È sostare in silenzio davanti all’enigma che siamo, che sono, che ci circonda da ogni lato. È raccogliermi in ascolto di ciò che veramente, nel profondo, posso e voglio: in ascolto di questa Energia (per la quale nessuno ha un nome adeguato) che mi sostiene, mi sollecita, mi apre alla comunicazione e alla solidarietà.
(P. Squizzato, ed., La goccia che fa traboccare il vaso.
La preghiera nella grande prova, Gabrielli Editori,
San Pietro in Cariano [VR] 2020, p. 15)
Una parola da meditare
Ti suggerisco di fare tua una parola del vangelo. Una che ha colpito la tua attenzione, la tua fantasia, la tua memoria, anche grazie al commento ascoltato.
Torna a prendere per te un tempo di silenzio e uno spazio tranquillo. Riprendi contatto col tuo corpo e regolarizza il tuo respiro. Lascia ora che la parola scelta riecheggi nel tuo respiro. Lascia che divenga invocazione del tuo corpo.
Scoprirai che la preghiera è incontro con il Dio che abita il tuo tempo e la tua vita, lui che è l’Eterno presente.




