Abbiamo tutti avuto 18 anni. E in realtà molti di noi li hanno ancora. Forse anche loro, come noi un tempo, affacciandosi alla giovinezza, hanno il cuore pieno di domande e di speranze. Oggi non è certo facile proiettarsi verso il futuro. Eppure sono certa che i giovani di oggi hanno la stessa nostra energia per sognare il loro domani, se non di più.
E magari capita anche ai giovani e alle giovani di oggi di chiedersi quale cammino professionale intraprendere e su quali strade culturali avviarsi. Insomma, decidere cosa faranno “da grandi”. Quali zucche si potranno trasformare in carrozze?
Io, in mezzo a tutta questa serie di ipotesi e possibilità, ho un’unica cosa della quale sono sufficientemente certa: la teologia non rientrerà nei loro interessi immediati. Almeno non in quelli della schiacciante maggioranza di loro.
Forse saranno scoraggiati dal fatto che le Università di teologia, in Italia, sono tutte private e decisamente costose. O magari non gradiranno il fatto che siano tutte confessionali, ossia rette da realtà ecclesiastiche. Saranno probabilmente anche sconfortati dalle prospettive professionali assai poco incoraggianti.
Ma penso ci sia un elemento decisivo per la loro ritrosia. Una domanda netta e concreta: a che cosa serve la teologia? Va bene la medicina, l’ingegneria, la matematica, le lettere antiche e moderne, l’arte… tutto ha una sua utilità. Ma la teologia?
Cari e care giovani, vi capisco bene. La vostra domanda è anche quella di un’infinità di adulti e anziani. Ma penso che a voi e a loro manchi un tassello fondamentale. Manca l’informazione base: che cosa è la teologia.
Io ora ve lo dico in due parole. Poi fate voi.
La teologia è la disciplina che riflette su Dio.
Studiosi e studiose più profondi e competenti di me potranno aggiungere una serie di elementi e dettagli illuminanti, apportare correzioni strutturali alla frase e inserire orizzonti assai più avvincenti. A me però basta dirvi queste due parole e chiedervi se ritenete davvero che il modo in cui noi pensiamo Dio sia irrilevante o indifferente.
Forse il pensiero di Dio non è in cima alla vostra classifica top ten. E ci sta. Ma vi siete chiesti quanto l’idea di Dio stia dietro alle scelte di milioni di persone? Vi siete accorti di quanto quell’idea – o quell’altra – di Dio abbia costruito la storia? E, senza andare lontano, quanto vi ha influenzato lungo la vostra crescita l’idea che gli altri vi hanno dato di Dio? Nella buona e nella cattiva sorte. Istituzioni che si appellano a lui costruiscono sistemi, regole, speranze, talvolta punizioni. A due passi dalla nostra vita. Nella nostra stessa vita.
E, se pure fossimo completamente fuori a ognuna di esse – se davvero lo potessimo –, ci basterebbe scoprire che in fin dei conti, l’idea di Dio ha molto a che fare con l’idea stessa di essere umano, di storia, di natura, di futuro, di paura, di speranza, di amore, di vita, di morte.
Dette queste misere parole, non penso certo di avervi convinto a intraprendere carriere teologiche. Io stessa, se avessi saputo quante difficoltà avrei incontrato e soprattutto se non fossi così perdutamente innamorata della teologia – per giunta biblica –, non avrei probabilmente intrapreso una strada così. Puzzava di sacrestia anche ai miei tempi. E forse anche più.
Ed è per questo che muoio dalla voglia di condividere idee innovative in ambito teologico. Idee liberanti, capaci di slanciarci nella quotidianità. Idee che sappiano rileggere la Bibbia e scoprirla un testo tremendamente trasgressivo. E sì, perché se ci liberiamo dalle lenti deformanti del letteralismo biblico e degli stereotipi patriarcali, la Bibbia rivela un fascino speciale e ci conduce oltre. Non è forse questo il senso del termine “trasgressivo”? Il latino “transgredior” significa proprio “andare oltre”.
E io voglio andare oltre. Una teologia biblica di questo tipo forse non diventerà la professione della vostra vita, ma magari aprirà nuove prospettive di vita.
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