Iniziamo a dirci una grande verità: nella storia dell’umanità ci sono poche cose sulle quali non si è cambiato idea.
Le esperienze che l’essere umano ha fatto, fin dall’origine della sua comparsa sul pianeta Terra, tutto sommato sono state quasi sempre le stesse. Per dirne una: ha osservato il cielo, con il suo sole, la sua luna e le sue stelle. Lo ha fatto nella preistoria, agli albori delle culture dotate di scrittura, nell’Antichità, nel Medioevo, nella Modernità, nella Post-Modernità… Lo hanno fatto persone ignoranti o studiose, esperti o neofiti, scienziati e semplici curiosi. Il cielo è forse cambiato lungo questo amplissimo arco di tempo? È forse cambiato a seconda di chi lo osservava? Tutto sommato, direi proprio di no.
Eppure lungo la storia dell’umanità, si sono date spiegazioni profondamente differenti a quei medesimi fenomeni osservati. L’esperienza della luce solare è stata sempre la stessa. Ma c’è stato chi la ha definita segno evidente della presenza di una divinità potente. C’è stato chi vi ha visto un pianeta in orbita intorno alla Terra. C’è stato chi ha pensato fosse la percezione terrestre di chi abita su uno dei pianeti del sistema solare. Tutte queste spiegazioni non dipendevano dalla realtà in sé di cui si faceva esperienza. Dipendevano dagli occhi di chi osservava, dal suo livello di conoscenza dei fenomeni di quel genere, dal suo paradigma mitico o scientifico, in poche parole dal suo mondo culturale con tutte le sue variabili.
Si può allora cambiare idea sulle realtà non tanto perché esse cambiano, quanto perché noi cambiamo e giungiamo a diverse rappresentazioni del reale. Maturiamo comprensioni differenti e le esprimiamo con linguaggi coerenti e comprensibili a chi vive il nostro stesso tempo. Domani, qualcuno riderà delle conclusioni alle quali siamo arrivati sulla genesi dell’universo. Probabilmente come noi ridiamo di quella che emerge dalla Bibbia. Per fare un altro esempio.
Se osserviamo l’immagine del cosmo biblico e quello del sistema solare scientifico, non riusciamo quasi a credere che le due rappresentazioni parlino della stessa realtà esperita. Eppure è così. Solo che la Bibbia, scritta secoli prima che il metodo scientifico fosse messo a punto, si muove in un immaginario mitico e, partendo dalla osservabile, ricostruisce un’ipotesi oggi indifendibile, ma che ieri esprimeva una riflessione seria e ponderata. Per inciso: la Bibbia non è un testo scientifico e non ha nessuna pretesa di esserlo. Siamo noi che ne abbiamo frainteso spesso l’intento comunicativo.
Possiamo allora cambiare idea anche su Dio. Non perché Dio cambi, ma perché cambia il nostro modo di parlarne, di comprenderlo. Cambia il nostro modo stesso di leggere la Bibbia, quella stessa Bibbia che in altri momenti storici è stata interpretata mettendo l’accento su altre prospettive. Ogni epoca storica ha la sua vocazione biblica, perché si avvale di strumenti di lettura diversi nel tempo. Il sapere umano cambia nel tempo. E cambiano le rappresentazioni che diamo del reale.
La teologia biblica dunque può evolversi o, almeno, trasformarsi, imparando a esprimere la verità eterna di Dio, narrata attraverso le esperienze umane dei suoi autori, in linguaggi differenti, secondo paradigmi più coerenti con la crescita culturale e scientifica dell’umanità attuale.




