L’umanità di Gesù è trasfigurata davanti agli occhi dei suoi discepoli, episodio tra i più noti dei vangeli.
Ha ispirato l’arte e la poesia.
Il racconto di Marco ce lo presenta al centro del proprio vangelo, come guado di una lettura progressiva per comprendere chi sia davvero Gesù.
Effetti speciali, simboli di un oltre
2Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. (Mc 9,2-3)
Questa umanità trasfigurata è meno umana?
L’ambientazione della montagna, biblico spazio di incontro tra Dio e gli umani, insieme agli effetti speciali su Gesù, lasciano intendere la portata teologica di questo episodio, piuttosto che rafforzare la sua possibilità storica. Non è in questione l’umanità di Gesù ma il suo rapporto con Dio.
Oltre gli effetti speciali
4E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». (Mc 9,4-7)
Due figure di intensa valenza simbolica compaiono accanto a Gesù, come suoi interlocutori. Chi sono?
Elia e Mosè non sono solo il simbolo delle Scritture sacre. Forse per questo Marco preferisce nominare prima Elia.
Essi sono anche due figure profetiche del Primo Testamento che hanno affrontato le fatiche del deserto. Si sono lasciati trasfigurare dall’incontro con Dio anche nella prova.
Entrambe poi sono caratterizzate da un particolarissimo rapporto con la morte.
Mosè muore prima di vedere la Terra promessa, ma secondo una tradizione giudaica permane vivo in Dio; Elia non conoscerà la morte, poiché, stando al racconto del Secondo Libro dei Re, sarà rapito in cielo.
Mosè ed Elia sono uomini del deserto, della prova, dell’abbraccio di Dio che accoglie la fragilità e da lì parte per raccontare la sua misericordia.
Mosè era balbuziente, Elia era rimasto terrorizzato dalla minaccia della perfida regina Gezabele. Entrambi ebbero però il coraggio di ripartire accanto al loro Dio, proseguendo il cammino della vita.
Dialogano con Gesù, altro uomo del deserto e della prova. Anche Gesù si scontrerà con la morte in un modo del tutto originale. I discepoli balbettano la loro incomprensione, come tante volte noi, davanti alla fatica di riconoscere Dio oltre gli effetti speciali della trasfigurazione.
Una umanità speciale perché autentica
8E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. 9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. 10Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. (Mc 9,8-10)
Gesù ordinò loro di non dire a nessuno quello che avevano visto.
Ma che cosa avevano visto? Una umanità trasfigurata e dunque meno autentica? No.
Avevano visto un uomo, nella sua fragilità, nella sua apertura a Dio, nella sua tenacia e nella sua capacità di affrontare il deserto e la morte. Un uomo di Dio.
Il valore teologico del racconto della trasfigurazione focalizza dunque il rapporto di Gesù con il limite, la prova, il deserto, la morte. Gesù affronta vittoriosamente tutte queste barriere, superandole, in forza del suo rapporto fiduciale con Dio.
La nostra Quaresima viene così arricchita da un altro tassello spirituale.
Davanti ai limiti che la vita ci impone, davanti alle prove che essa ci riserva, persino nei deserti più aridi della nostra esistenza e finanche davanti alla morte, noi sappiamo di poter essere vincitori e vincitrici perché, come Gesù, continuiamo il nostro cammino accanto al Dio della vita, con la nostra umanità.
La nostra umanità non è più il problema da superare, è invece la grande risorsa da valorizzare, lo spazio nel quale la Parola di Dio cerca casa.
In Gesù quella Parola ha trovato la sua piena realizzazione, è divenuta carne, si è fatta storia. La risurrezione ne dà conferma assoluta.
Anche per noi si apre la possibilità di una vita piena, realizzata nell’amore e nella fiducia. Camminando accanto a Gesù lungo il percorso della vita, con Dio.
L’umanità trasfigurata non è quella che perde i suoi contorni, ma quella che si lascia illuminare da Dio e diviene autentica.



