Si sta chiudendo un anno davvero difficile. Non lo pensi anche tu? Una vera apocalisse.
O no?
La pandemia ha rappresentato una sfida per la popolazione globale, falcidiando un milione e ottocentomila vite nel mondo e travolgendo coi suoi danni collaterali l’esistenza di ogni essere umano del pianeta.
Davanti a catastrofi come queste, si è propensi a parlare di apocalisse.
Apocalisse catastrofica
Il libro biblico che porta questo nome è infatti stato letto lungo la storia come una sorta di copione del giudizio universale, inaugurato da eventi traumatici e drammatici.
Chi parla allora di apocalisse in questi termini, vuole evocare cataclismi, calamità e sciagure planetari. Magari immaginandoli come una colossale e sommaria azione punitiva di Dio.
Il Dio che tutto sa, tutto vuole e tutto può pare non possa essere estraneo a un flagello devastante come la pandemia, no?
Certo: se immaginiamo Dio come un figuro esterno al mondo che interviene nella sua storia con decisioni e azioni puntuali e precise, non possiamo che vedere in lui l’artefice di questa apocalisse devastante.
Uno sguardo nuovo su Dio
Se invece ci apriamo alla consapevolezza che Dio è l’essere-stesso, l’essere in sé, che accoglie nel suo grembo il mondo e tutti gli esseri viventi, e li alimenta continuamente con la sua energia vitale e rigenerante, dobbiamo ripensare il suo rapporto col creato.
Dio non agisce dal di fuori, bensì abita il mondo e fa che il mondo abiti in lui. È l’energia che pervade il creato, rinunciando a interventi esterni, ma anzi movendo dal di dentro l’esistente, senza pilotarlo.
Le leggi divine di vitalità e amore sono impresse in ciò che esiste e animano ogni essere, affamato di vita e capace di apertura accudente.
In questa armonia di esistenze, tanto spesso dissonante e finanche stonata, parlare di apocalisse nei termini tradizionali è fuori posto.
Non stiamo assistendo alla punizione divina per le nostre – effettive e molteplici – colpe contro la natura creata. Non stiamo pagando il prezzo del nostro – reale e vergognoso – egoismo che divora esseri umani e animali. Stiamo solo vivendo nella polifonia di voci viventi, tra le quali anche un virus ha il suo posto.
Apocalisse di speranza
Ma all’apocalisse non voglio rinunciare. La voglio invece usare come grandangolo attraverso il quale guardare, non tanto ciò che è stato, quanto ciò che ci aspetta.
L’Apocalisse è quel libro biblico che rilegge in chiave visionaria la storia umana per riscoprirla abitata dal divino. Nella sua coreografia di figure, simboli e inni cantati, l’Apocalisse mostra come sia possibile guardare la storia con occhi nuovi e imparare a scegliere come viverla e con chi.
Tra pochissimo inizierà il 2021. Lo sogniamo ricco di promesse e lo carichiamo di speranze. Ma non sarà che un tempo, uno spazio da riempire di gesti, scelte, parole, rinunce, passi.
Probabilmente li saprà compiere con più slancio chi avrà imparato qualcosa dal 2020 che finisce. Chi invece di prendersela col virus, con la cattiveria sui social, col Governo, con la malasorte, con Dio, proverà a coltivare l’elasticità interiore, unica grande risorsa della nostra resilienza umana in tempo di crisi.
Affronterà con più grinta il prossimo anno chi non avrà paura di lasciare il già-fatto e il già-detto. Chi, invece di imprecare contro la formazione a distanza e lo smartworking, ne diverrà esperto; chi rinuncerà a polemizzare con ciò che non può fare e ottimizzerà ciò che può imparare a fare; chi guarderà il vino nel bicchiere e, piuttosto che trovarlo mezzo vuoto, lo berrà in allegria con chi ha accanto.
Il 2021 sarà un’opportunità per chi, insomma, avrà uno sguardo apocalittico.
Lo sguardo che osserva le circostanze e ne scorge le possibilità e non solo i limiti. Lo sguardo del cuore di chi affronterà il vuoto delle persone amate, colmandolo dell’amore ricevuto, dei ricordi gravidi di bellezza e delle parole consegnate come testamenti di vita.
Lo sguardo di chi, trovando le solite strade chiuse, ne aprirà di nuove. Lo sguardo di chi imparerà a rinunciare al tanto per gustare il poco abbondante che ha.
Ci occorre uno sguardo apocalittico. Lo sguardo della speranza, della fiducia, della responsabilità. Lo sguardo di Dio.
Buon 2021 apocalittico!
Se ti fa piacere continuare queste riflessioni, puoi dare uno sguardo a questo mio commento sul libro biblico dell’Apocalisse. Si chiama Tempo apocalittico: Credenti in tempo di crisi, l’ho scritto in questi mesi di pandemia, e lo trovi qui.






