Lonsdale, Connery e Proietti, 3 attori che hanno dato il volto a preti sul piccolo e grande schermo
Negli ultimi mesi sono morti tre attori che hanno incarnato nella loro carriera artistica ruoli di sacerdoti e religiosi cattolici: Michael Lonsdale (Parigi, 21 settembre 2020), Sean Connery (Nassau, 31 Ottobre 2020) e Gigi Proietti (Roma, 2 novembre 2020).
Michael Lonsdale interpretò il machiavellico Abate Abbone di Fossanova ne Il nome della Rosa (1980), il medico frate Luc in Uomini di Dio (2010) e un curato italiano ne Il villaggio di cartone (2011). Grande entusiasmo provocò in Uomini di Dio, diretto da Xavier Beauvois, la sua partecipazione nel raccontare la vita di sette monaci trappisti del convento di Thibirine in Algeria. Questa comunità ha vissuto la sua esperienza spirituale all’interno della popolazione musulmana dei dintorni, che vedeva nei monaci cattolici un punto di riferimento e di sicurezza.
I monaci partecipavano ai loro riti, portavano il miele da loro prodotto nel mercato, offrivano il sostegno medico grazie a frate Luc, che arrivava a visitare anche 150 persone al giorno, riuscendo ad assicurare a tutti, senza distinzioni, medicinali e vestiti dismessi, soprattutto a donne e bambini. I monaci saranno martirizzati dai fondamentalisti islamici nella primavera del 1996. Lansdale ha vinto il Cesar – l’equivalente degli Oscar per i film in lingua francese – come miglior attore non protagonista. Sulla sua esperienza nel ruolo del monaco affermò:
«Sì, quel personaggio mi ha colpito molto: era un contemplativo nell’azione e testimone di un modo di essere cristiani che ha ancora molto da dire a tutti».
Un grande consenso ottenne Sean Connery con l’interpretazione di Guglielmo da Baskerville, il monaco enigmatico ma razionale del film Il nome della rosa (1986) di Jean-Jacques Annaud, tratto dall’omonimo romanzo scritto da Umberto Eco. Quella interpretazione gli fece vincere il premio BAFTA.
Con il suo stile scozzese, i gesti misurati e lo sguardo acuto e intrigante, Sean Connery si rivela perfetto nel dare voce e corpo all’arguto detective francescano che desta simpatia, ma a volte anche rabbia per l’eccessiva freddezza intellettuale. Guglielmo da Baskerville è a tutti gli effetti un fuori serie, un religioso illuminato, un progressista. È il vero “visionario”, dalla mente proiettata in avanti rispetto all’oscurantismo dei suoi tempi. Per chiunque inizi a leggere oggi Il nome della Rosa, il volto di Connery resterà la raffigurazione di questo frate affascinante.
Tra gli innumerevoli ruoli della sua carriera, Gigi Proietti rappresentò san Filippo Neri nella miniserie televisiva Preferisco il Paradiso (2010), diretto da Giacomo Campiotti. La miniserie si pone come racconto biografico di questo prete cattolico della controriforma, privilegiando e offrendo una visione intimistica piuttosto che storica del sacerdote proclamato santo nel 1622. Proietti con la sua straordinaria simpatia riesce a raffigurare il “prete di strada” che inventò l’oratorio.
Per Proietti interpretare Filippo Neri
«è stata un’esperienza non comune. Soprattutto perché mi ha riaccostato, almeno a livello di riflessione personale, a qualcosa di sopito in me: alla religiosità, intesa proprio come comunità riunita, in una norma di vita condivisa».
È diventato un impegno scorrere le decine di immagini di preti che hanno popolato e popolano lo schermo cinematografico. Il cinema ha offerto infatti una molteplicità di rappresentazioni del ministero sacerdotale e della vita religiosa, illustrando la percezione amplia che il cinema ha del cattolicesimo, dei suoi ministri e della vita religiosa. Si tratta di tre dimensioni che per le sue forme e la sua forza morale e vocazionale, hanno affascinato e continueranno ad affascinare l’industria cinematografica. Per il cinema, la vocazione religiosa e sacerdotale è il punto forte e allo stesso tempo debole di una tradizione spirituale che naviga tra la condizione umana e l’esperienza religiosa.
Questi grandi attori hanno contribuito con la loro performance a dare alla figura del monaco o del prete cattolico la forza e il valore morale che corrispondono all’ideale della vocazione specifica all’interno della comunità. Sono credibili, la loro umanità non è in contrapposizione con il loro stile di vita religioso all’interno di strutture e tradizioni religiose, presentano un modo di vivere la consacrazione religiosa raggiungibile da tutti, e sopratutto, ognuno di loro trasmette un profondo senso di libertà.
Il ruolo che incarnano, interpretando personaggi storici, si identificano con la realtà degli spettatori, rendendo la loro esperienza spirituale una realtà desiderabile e raggiungibile. Anche il monaco creato da Eco si presenta con i tratti della persona che in qualsiasi epoca della storia cerca con passione le risposte alle grande domande dell’esistenza.
Seppure tutti i critici concordano sull’eccellenza artistica raggiunta da questi tre attori nei panni religiosi, mi sembra che il cinema abbia sfruttato al massimo l’immagine maschile di preti e monaci, occupando in eccesso la rappresentazione del vasto universo religioso del cristianesimo cattolico. Hanno però lasciato da parte altre figure e realtà che potrebbero comunicare con altrettanta rilevanza i valori, la filosofia, la mistica, il pensiero e le ricerche di donne e uomini che si identificano non soltanto con le strutture religiose, ma anche con particolari modi di vivere l’esperienza della fede cristiana che, raccontati sugli schermi, trascendono ritualità e tradizioni di potere.
Per fortuna registi, attori e produzioni filmiche sono stati capaci di trasmettere con il linguaggio appropriato tutto ciò che la fede poteva suscitare negli spettatori. Sicuramente continueranno a farlo in avvenire, anche con maggiori competenze tecniche e artistiche.
Certo è che il livello di Lansdale, Connery e Proietti sarà difficile di superare. Preti così, non ne abbiamo mai visti!




