“Da Pietrelcina. L’altro Padre Pio” (ed. La Fontana di Siloe). Un testo davvero innovativo per un tema così delicato. La squisitezza è proprio nell’evidenziare l’aspetto più materiale, più umano del Frate con le stigmate. Un lavoro certosino e mirato nella raccolta di elementi concreti, interpretati non da agiografo ma da giornalista. Un racconto di testimonianze dirette senza ricami e fronzoli, ma ricco di verità oggettive, talvolta anche scomode, ma
certamente vicine ad un senso più umano del Frate.Non una biografia del Santo, dunque, ma un viaggio, emozionante per chi crede e interessante per chi è agnostico, che si percorre mano nella mano con questo Frate così complesso e combattuto. Una esplorazione di luoghi, di eventi, di pensieri che raccolgono il senso della continua lotta del Frate contro il demonio, che si presta a innumerevoli interpretazioni. Non una veicolazione mirata, non una fede imposta, ma una ricerca della verità. Mettere a nudo non solo un’anima ma anche un corpo senza il timore di offendere chi crede, ma anzi fornendo un ponte diretto tra la il Santo e l’Uomo, avvicinandolo, rendendolo accessibile alla persona comune, svelandone intimità e percorsi che sono propri di tutto il genere umano. Quasi a dire, che siate credenti o che non lo siate, questo Frate ha lasciato il segno e merita di essere conosciuto meglio.
In occasione della presentazione del suo libro a San Nicola la Strada, svoltasi presso la chiesa Santa Maria degli Angeli con il Patrocinio del Comune e della Pro loco della Città di San Nicola la Strada, organizzata da Nicolina Leone, moderatrice dell’evento, abbiamo incontrato l’autore Luigi Ferraiuolo, giornalista e redattore di Tv2000.
R. Non ho fatto un lavoro di emozioni o di fonti staccate dalla realtà, quindi da storico, ma ho fatto un lavoro da giornalista raccogliendo le testimonianze concrete di quanti avevano avuto un contatto con Padre Francesco Forgione (poi San Pio). Si è trattato quindi di fare un lavoro per un’inchiesta televisiva. Quando poi è diventato un libro, è diventato un saggio di giornalismo sul personaggio “l’altro Padre Pio da Pietrelcina”. Personaggio che era poco raccontato, poco conosciuto e su cui c’è ancora molto da dire, in realtà.D. “Come si concilia l’impatto emotivo con la scelta delle fonti, quanta influenza può avere tale impatto durante la scelta delle fonti e quindi delle testimonianze cui fare riferimento, in relazione alla delicatezza del tema?”
D. Qual’è il rischio che si corre nell’umanizzare una figura come San Pio nel renderlo, per così dire, “accessibile” al genere umano riportandone addirittura la definizione di “frate democristiano” attribuitagli confidenzialmente dal professore Lino Mastronardi, e quale l’utilità di rendere umano un Santo?
R. Raccontando la verità, in effetti, non c’è mai nessun rischio nell’evidenziare l’umanità perché si tratta di persone, e la persona in quanto tale è un’insieme di relazioni, storie, avvenimenti che vivono in un contesto. Se si racconta un evento così come avvenuto e soprattutto nel contesto in cui è avvenuto, seppur guardandolo con gli occhi di oggi, non si fa altro che esercitare la verità.
Il pregio di una umanizzazione, poi, è quello di raccontare una persona per ciò che è veramente, comequella che in greco si dice μαρτυρία, ovvero atto di testimoniare. In questo modo puoi spiegare il personaggio alle persone. Se invece si cela il lato umano della persona, probabilmente, si altera la figura della persona stessa, rischiando di raccontare altro.
D. Le testimonianze all’interno del testo sono anche quelle di personaggi noti che in qualche modo hanno interagito con il Santo o che hanno trovato in lui la propria fede. Tra queste, quale testimonianze ti ha toccato particolarmente, e quale hai sentito più vicino alla tua esperienza personale?
R. Sono tante, e ciascuna vissuta in maniera strettamente personalistica. Vicina alla mia esperienza in realtà non credo di averne trovate. Forse analoghe, ma comunque, ognuna con il proprio percorso, la propria strada. Senza dubbio una testimonianza che mi ha incuriosito, però, è quella di Antonio Bassolino, un uomo politico che ha fatto discutere di sé nel bene e nel male; uomo politico di sinistra tecnicamente comunista e non credente. Mi raccontava Bassolino che prima di incontrare Vittorio, il fondatore della CGL, a cui lui è molto legato, prima di conoscere il Partito Comunista, prima di conoscere la politica, ha conosciuto Padre Pio, in quanto nella sua famiglia ad Afragola, la sorella, divenuta capofamiglia a seguito della assenza dei genitori, ogni anno lo conduceva a San Giovanni Rotondo e a Pietrelcina. Questo racconto, per certi aspetti strano, di una persona che in realtà dovrebbe essere lontana, in tutti i sensi, da un Santo che veniva definito sempre in maniera quasi medievale, chiusa, – attaccato a un modo di fare che proprio in questo libro cerco di sfatare, o quanto meno di raccontare in maniera diversa – è un piccolo mattone in questa costruzione che mi ha spinto maggiormente a proseguire nella ricerca delle testimonianze e nella scrittura di questo libro.
D. La difficoltà maggiore nello scrivere “L’altro Padre Pio”, nel mettere nero su bianco le testimonianze e l’esperienza vissuta senza enfatizzare oltremisura l’aspetto umano, qual è stata?
R. Sembra presuntuoso dirlo, ma difficoltà vere non ce ne sono state. Una volta raccolte le testimonianze infatti, trascorsi cinque mesi sul campo ad ascoltare, leggere, osservare, sentire, pensare e ripensare, passeggiando nei luoghi di Padre Pio, quindi Pietralcina e San Giovanni Rotondo, ripercorrendo tutta la strada che il Santo aveva percorso, scrivere non è stato un problema; anche perché non avendo dovuto alterare nulla, raccontando da giornalista si è trattata di una mera esposizione di fatti, senza pormi il problema che invece può porsi uno storico in tema di fonti o un agiografo che si preoccupa di far apparire più bella la persona. Mi sono limitato a raccontare la figura del Frate, così come testimoniato da chi con lui ha interagito, per ciò che appariva nel suo paese natale. Non c’è stata difficoltà, dunque, nel buttare giù il testo, è stato tutto molto rapido, quindici giorni circa in maniera
effettiva, anche se il tempo da dedicare alla stesura del libro è stato ritagliato tra i vari impegni lavorativi.
Ringraziamo Luigi Ferraiuolo e concludiamo con una frase che, tra quelle raccolte all’interno del suo libro, ha affermato essere la sua preferita: “E’ il caso che fa l’eroe, ma è il volere di tutti i giorni che fa il giusto”, naturalmente frase di Padre Pio da Pietrelcina.
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