Liberando la mente in una visione quasi surreale, dove il pubblico è esattamente nel mezzo, collocato a sedere tra una Basilica ed un tempio. Non un tempio qualunque, ma un tempio di ordine dorico, in gran parte rielaborato sul modello del tempio di Zeus, ma con varianti originali e innovative che ne segnano l’unicità. E’ al tempio di Nettuno, detto anche il tempio di Era o tempio di Poseidone, eretto nel V secolo a.c. che La compagnia del Giullare ha dato vita, letteralmente, alla tragedia euripidiana. Donne, figlie, madri, soccombono dinnanzi alla sconfitta del potere matriarcale di Ecuba, vittima essa stessa della rovina di Troia.
La scena apre con Poseidone (Davide Cruzio) ed Athena (Mimma Virtuoso) in una atmosfera fumosa e cupa, tra le maestose colonne del Tempio di Poseidone. Le donne, protagoniste costanti di questo capolavoro euripidiano, catturano la scena alternando momenti di pathos generale a monologhi toccanti e veraci. Come quello della vergine Cassandra, interpretata dalla giovanissima e brava Chiara Pietroni, che ha mostrato grinta e grande professionalità.
A contribuire sicuramente il meraviglioso scenario del tempio, il cielo stellato e fin anche il volo di qualche rapace hanno reso, poi, una Ecuba senza eguali, nella persona di Cinzia Ugatti, che ha dominato la scena mai con invadenza ma sempre con arguto tempismo e sentimento. Donna che odia un’altra donna. Assennata eppure rassegnata dinnanzi al destino che attende le sue figlie, sua nuora, e lei stessa. Salernitana d’origine, la Ugatti vanta una carriera giornalistica di tutto rispetto. Giornalista d’eccezione, la ricordiamo a Canale 21 oltre che come corrispondente campana di Verissimo. Una carriera che evidentemente ben si concilia, anzi forse funge da motore, a quella più prettamente teatrale, che certamente non è da meno.
Un cast scelto con oculatezza e cognizione di causa dal regista Andrea Carraro, dove nulla è stato lasciato al caso. Il ruolo determinante delle troiane e dei greci che servivano da sfondo non ha mai perso di dinamicità ed interazione con il resto della scena. Ogni personaggio era parte di un tutto che armonicamente interagiva e ne subiva la pressione. Una rappresentazione classica di notevole portata che ha richiesto senza dubbio un altrettanto notevole impegno.
“Il lavoro maggiore – spiega il regista – è quello che viene fatto sul testo; viene sfrondato da certi tipi di orpelli, di riferimenti. Non si può pretendere ad esempio che siano conosciuti tutti i risvolti politici di una vicenda. Poi si lavora molto sul coro. Qui (n.d.a. nella rappresentazione de Le Troiane) la corifea assume tutte le battute del coro in modo tale da divenire una interlocuzione con Ecuba. Questo riporta molto più facimente la vicenda ai giorni nostri. Ovvero si imprime un’impronta molto più contemporanea e quindi per il pubblico diventa tutto molto più semplice. Anche se poi i nostri concetti, come quello di maternità o paternità, non corrispondono certamente a quelli che ha Ecuba come nonna. Ecuba mira alla prosecuzione della stirpe. E’ un ragionamento del tutto diverso, di potenza, politico più che affettivo. L’intento quindi è quello di far emergere queste differenze, e quando ci si lavora poi la risposta c’è. Il pubblico, alla fine, è un pubblico molto attento; a questo poi contribuisce anche la suggestione dei luoghi. Un luogo come questo non ha paragoni“.
Sicuramente una tragedia molto vicina alle donne, più sentita dal mondo femminile; tuttavia il regista Andrea Carraro non trascura l’universo maschile. La prossima rappresentazione infatti è quella del Edipo Re, il capolavoro di Sofocle, nonchè il più paradigmatico esempio dei meccanismi della tragedia greca. Un’opera sicuramente meno intimista del Le Troiane ma altrettanto intenso con un finale d’eccezione. Una bella sfida insomma! Quindi non ci resta che attendere il prossimo appuntamento. (Edipo Re il 20 e 21 luglio alle ore 21,00 – presso l’area archeologia di Paestum, al Tempio di Poseidone).

