La Janua Major di Benevento, “il maggior poema sacro di età romanica del Mezzogiorno d’Italia”, e l’enigmatica formella con Giuda impiccato baciato dall’angelo. un’incitazione al perdono?
Con i suoi tre metri e mezzo di larghezza, e ben cinque di altezza, la porta del duomo, formata da 72 formelle scolpite, sovrasta chi accede al limitato spazio dell’atrio. Di tutte le porte medievali conosciute, soltanto queste raccontano, in 43 formelle, la Vita di Cristo in modo completo.
L’ignoto autore tradusse figurativamente il racconto evangelico contribuendo per secoli a formare l’immaginario sacro dell’occidente europeo, soprattutto per il tramite dei pellegrini transitanti sull’Appia verso il Gargano e la Terrasanta. E’ proprio questo il capolavoro con cui il Medioevo italiano si oppose definitivamente ai tentativi di Bisanzio di imporre anche nel Mezzogiorno la sua arte astratta priva di volumi, ombre e prospettiva, scrive Elio Galasso, ex direttore del Museo del Sannio.
Dalla capitale dell’Impero d’Oriente erano infatti arrivate a Montecassino, Amalfi, Ravello, Atrani, Salerno, Monte Sant’Angelo, porte di bronzo ageminato d’argento con figure incorporee, non più che disegni incisi su superfici piatte.
Il Maestro della Janua Major ideò invece una sequenza di scene dal rilievo impressionante e dalla spazialità profonda, popolate da personaggi espressivi, da animali ed elementi della natura fisicamente concreti. Questo geniale Artista, diede alla scultura italiana in bronzo una sua identità definitiva. Dopo di lui, Benevento, che era stata protagonista culturale fin dall’epoca romana, e capitale di stato in età longobarda, ridotta ormai a piccola isola pontificia nel Regno normanno di Sicilia, si assopì ai margini della storia, conclude Galasso. Non si sa esattamente quando iniziò il lavoro, ma dalle epigrafi incise accanto alle figure dei vescovi, è possibile affermare che la porta fu scolpita dal 1179 al 1221.
E veniamo all’inconsueta formella che rappresenta Giuda impiccato ad un albero con le budella che fuoriescono dal ventre squarciato, mentre – particolare stranissimo -, un angelo lo abbraccia. Si direbbe che l’artista abbia voluto fondere le due versioni più conosciute della morte di Giuda, quella più popolare, l’impiccagione, e quella descritta negli Atti degli Apostoli (AdA, I, 17), dove si legge che Giuda, con i famosi 30 denari, comprò un pezzo di terra e qui, cadendo si squarciò il ventre e si sparsero fuori tutte le sue viscere. Rimane però il mistero dell’angelo che lo abbraccia: sarebbe stato inviato da Dio che avrebbe perdonato il doppio peccato, il suicidio e il tradimento? La chiesa non si pronuncia in merito e il mistero rimane.






6 Commenti
Gentilissima, grazie per il tuo operato,
a nome di tutto il Popolo del Sud, del Regnum Siciliae, delle Due Sicilie.
…unodelSud…
Grazie caro Claudio
Che meraviglia!
…Dio che “continua ad amarci con viscere materne”?
Articolo molto interessante. Mi sorprendo di essere venuto più volte a Benevento per Santa sofia, l’Arco di Tito e non aver visto la Porta Major del Duomo.
Interessanti anche i libri che hai scritto su Napoli (che non conosco bene) e la Campania (che ho visitato svariate volte, ma ancora tanto mi manca)
Grazie caro Paolo, sei sempre molto gentile. Per il mio libro sulla Campania ci sarà la nuova edizione l’anno prossimo. Molte indicazioni sugli indirizzi non sono più valide.