In questi giorni, abbiamo assistito ad un dibattito quotidiano sui social sull’opera Look Down di Jago, Jacopo Cardillo, a piazza del Plebiscito.
Andiamo, però, a vedere insieme l’opera oltre ciò che rappresenta e ciò che è nella realtà, partendo da un’affermazione di Carl Friedrich von Rumohr, storico dell’arte vissuto durante la prima metà dell’Ottocento, secondo cui «Non si può comprendere un’opera d’arte finché non si chiariscono le circostanze e i rapporti dai quali è nata».
Jacopo Cardillo, le cui opere dimostrano perfettamente quanto per lui sia importante la lezione dei grandi Maestri del Cinquecento, è noto a Napoli per un’altra sua opera Figlio velato, esposto nella Chiesa di San Severo fuori le mura, con cui insieme a Look Down affronta il tema della solidarietà umana, conciliando realtà attuale e contesto storico.
Giocando sull’ambiguità delle parole, “lockdown” e “Look Down”, si è portati, inevitabilmente, a riflettere e pensare sul loro significato nella stessa misura in cui lo siamo per la giusta pronuncia.
Ognuno di noi in questo gioco di parole, davanti a quella scultura e pensandone al titolo, rimane colpito sì dalla resa tecnica e dai particolari che vi emergono, ma, nel contempo, quel gioco di parole e significato lo viviamo in un’immensa piazza, quale quella del Plebiscito che, nei secoli addietro definita Largo di Palazzo era la sede delle feste vicereali e reali con i vari apparati effimeri e, nei tempi più recenti, è stata la sede di installazioni di importantissimi artisti stranieri, quali Mimmo Palladino, Richard Serra, Rebecca Horn, Michelangelo Pistoletto. Una piazza, un luogo che, da secoli, è testimonianza storica di fatti ed eventi.
Sia ben chiaro, Look Down non nasce per essere installato a Piazza del Plebiscito, ma la presenza della scultura in questa storica piazza stimola a ragionare sulla necessità di una rivoluzione culturale e mentale che esula da colori politici e miri esclusivamente a riflessioni per operare concretamente nella società.
L’arte vista, pertanto, come forma di bellezza e di speranza per la quotidianità, come testimonianza storica e come monito per responsabilizzare ognuno di noi per dare il meglio in una società civile.
Foto realizzate in esclusiva per Getta la rete da Massimo Cuomo – Fotografia Essenziale





