Il 25 aprile, giorno di Liberazione, giorno del sacrificio di uomini e donne per tutti noi
Il 25 aprile è una festa che non possiamo permetterci di dimenticare perché si festeggia la liberazione dal terrore nazi-fascista, l’incubo che 76 anni fa è stato combattuto e vinto da chi ci ha preceduto in quella “Storia”, regalando ai posteri, che siamo noi, una grande eredità: la libertà e la dignità di decidere democraticamente chi ci può governare.
E’ bene ricordare che la dittatura nazi-fascista che aveva portato anni di lutti, sofferenze, privazioni, anni di fame, rastrellamenti, deportazioni, eccidi, rappresaglie. Anni cruenti che non possiamo dimenticare, perché questo è il tragico prezzo che abbiamo pagato per riconquistare la libertà dopo un ventennio di dittature.
…E quanta amarezza al pensiero di tutti coloro che hanno lottato per quel giorno senza alla fine poterlo vivere perché caduti in battaglia. Uomini e donne d’Italia che hanno immaginato un mondo migliore, spesso giovani con tutta la vita davanti, persone animate da profondi ideali che non si sono tirate indietro quando tutto stava precipitando. Partigiani e partigiane di ogni colore politico che hanno dimostrato al mondo intero che l’Italia non era solo il paese del tribunale speciale, dell’aggressione all’Etiopia, delle leggi razziali, della furia bellicista culminata nell’alleanza con Hitler, e nella dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940.
L’Italia era e poteva essere un paese diverso, una repubblica democratica con una Costituzione fondata sulla libertà e i diritti della persona aperta a tutti. E dunque nella resistenza che affondano le radici della nostra carta costituzionale. Uno dei padri costituenti, il giurista Piero Calamandrei un giorno avrebbe detto: “Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa Costituzione”, era il 26 gennaio 1955, la guerra era finita da 10 anni. “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne, dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì oh giovani col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione”.
La festa della liberazione compie oggi 75 anni. Qualcuno ha proposto di mandarla in pensione ma questo non può accadere se non addirittura prima che accada il pensionamento della repubblica democratica. commemora una data che segna una svolta epocale nella storia d’Italia che dura tutt’ora. Ma per comprendere il significato e il valore attuale del 25 aprile occorre rievocare gli eventi che hanno condotto al 25 aprile 1945. Sono probabilmente fatti conosciuti, ma forse è bene ricordarli a chi non li conosce o li ha dimenticati.
Questa data fu l’epilogo di una tragedia nazionale iniziata trent’anni prima con lo scontro tra interventisti e neutralisti alla vigilia della partecipazione dell’Italia alla grande guerra decisa il 26 aprile 1915. Fu una guerra vittoriosa ma l’Italia fu subito lacerata dalle convulsioni rivoluzionarie del massimalismo socialista e dalle azioni sediziose del nazionalismo anti-liberale che minarono il regime parlamentare.
Poi nel 1921 iniziò la guerra civile scatenata dal fascismo contro tutti i partiti avversari che furono soppressi nel novembre del 1926, quattro anni dopo l’inizio del governo Mussolini. Ma allora fu consolidato con la violenza della milizia e con la forza dello stato il monopolio fascista del potere che fin dal 1923 fu definito totalitario da Giovanni Amendola che coniò il termine, da Luigi Sturzo, da Piero Gobetti, da Giacomo Matteotti, tutti perseguitati dagli squadristi prima delle leggi eccezionali del 1926. Nel 1924 Matteotti fu assassinato. Sturzo fu costretto all’esilio, Amendola e Gobetti furono selvaggiamente aggrediti e morirono in Francia in esilio nel 1926 prima delle leggi eccezionali. Per questo nel 1959 Leo Valiani, uno dei capi della resistenza e storico di valore ricordava: “L’antifascismo italiano ha combattuto la dittatura totalitaria dal giorno stesso delle leggi eccezionali, con lo stesso impegno, con lo stesso spirito di sacrificio e nella misura del possibile, con gli stessi metodi che la resistenza impiegò più tardi al momento dell’occupazione tedesca.
I partiti antifascisti si ricostituirono durante la seconda guerra mondiale, ma ripresero la loro libertà di azione soltanto dopo il 25 luglio 1943, dopo il crollo del regime fascista travolto dalla disfatta militare. Ma quella non fu la fine della guerra in Italia, anzi, dopo la resa dell’8 settembre la fuga del re, del governo, dei comandanti militari, il popolo italiano ha vissuto una delle più tragiche esperienze della sua storia. Il disfacimento dello Stato, il paese invaso e devastato da eserciti stranieri, la popolazione abbandonata a se stessa e degradata a condizioni di esistenza primordiale. Ma già il 9 settembre i partiti antifascisti che si erano alleati nel Comitato di Liberazione Nazionale organizzarono la guerra contro i tedeschi. Fu il 23 settembre l’instaurazione della repubblica di Mussolini sottoposta a Hitler, che fece esplodere una guerra civile ancora più spietata fra i fascisti che combattevano con i tedeschi e gli antifascisti che combattevano a fianco delle Nazioni unite una guerra di liberazione richiamandosi agli ideali del Risorgimento, inscindibili, patria e libertà.
Senza gli alleati non ci sarebbe stata la disfatta definitiva della Germania nazista e del fascismo in Italia. Ma senza la Resistenza, probabilmente, non ci sarebbe stata una repubblica democratica. La conquista della libertà il 25 aprile 1945 fu opera di volontari, militari e civili, uomini e donne, vecchi e giovani di ogni ceto sociale, militanti di partiti e di nessun partito, credenti e non credenti, ma tutti pronti a sacrificare la vita per la libertà e per la nazione. Si è dibattuto se fossero molti o pochi, ma comunque furono tanti coloro che scelsero liberamente di lottare e di sacrificare la propria vita pur di dare a tutti gli italiani, come diedero, il diritto di scegliere liberamente, pacificamente, i propri governanti. E questo diritto fu concesso e riconosciuto anche a coloro che avevano combattuto nella guerra civile contro la libertà e contro la democrazia e dopo furono liberamente candidati, liberamente eletti, liberamente esponenti parlamentari. Ma soprattutto fu ottenuto il diritto di scegliersi i propri governanti da milioni di donne che mai lo avevano avuto. Nelle elezioni politiche del 2 giugno 1946 i partiti del 25 aprile ottennero il consenso di oltre diciassette milioni e mezzo di italiani, cioè quasi l’80% dei votanti. Insieme questi partiti nel 1947 celebrarono la festa della Liberazione e insieme elaborarono la Costituzione della Repubblica italiana varata il 1 gennaio 1948.
Purtroppo dopo quella data l’alleanza antifascista che aveva restituito all’Italia la democrazia fu infranta dalla guerra fredda. Iniziò allora una sorta di guerra ideologica fra i partiti del 25 aprile che si accusarono reciprocamente di avere tradito gli ideali della Resistenza. Il mito di una Resistenza tradita trasformò la festa della Liberazione in occasione di aspre polemiche tra i partiti che l’avevano istituita.
Don Primo Mazzolari, un colto e umanissimo sacerdote che era stato antifascista e partigiano, il 15 luglio 1950 con dolore constatava: “Non abbiamo più un popolo, una patria, un bene comune, un comune ideale. Il ricordo della Resistenza non è solo lontano ma serve di pretesto retorico agli uni e agli altri”.
Ma quello stesso anno a Parigi del 1950 in un corso sulla storia dell’Italia contemporanea, Federico Chabod, partigiano anche lui ma soprattutto grande storico, ribadiva: “Quel che resta come patrimonio comune della Resistenza è la lotta popolare per la libertà. E’ un fatto storico che resterà nella storia d’Italia”.
La guerra ideologica fra i partiti antifascisti si esaurì dopo il 1989 con la scomparsa dell’Unione Sovietica e la fine dell’antagonismo planetario fra comunismo e anticomunismo.
Da oltre un quarto di secolo sono scomparsi anche i partiti del 25 aprile lasciando spazi epigoni… nuovi partiti sono sorti senza radici nella Resistenza ma hanno governato con il consenso degli elettori e del Parlamento. Il 25 aprile è stato finora oggetto di interpretazioni mitologiche che ideologiche fra di loro molto contrapposte, ma resta il fatto che anche chi contesta la festa della Liberazione può farlo perché c’è stato il fatto storico del 25 aprile 1945. Ma bisogna anche precisare, che la ricerca storica sin dalla fin degli anni ’80 ha sgombrato lo studio del fascismo e dell’antifascismo da miti apologetici o denigratori, ha fatto piena luce sulla realtà totalitaria del fascismo mostrando la vacuità di vulgate indulgenti o caricaturali, ha messo a nudo l’antagonismo a volte anche violento fra gli antifascisti prima, durante e dopo la Resistenza, ha infranto il silenzio sugli eccidi commessi dopo il 25 aprile da bande partigiane che fecero vittime fra veri o presunti fascisti, ma anche tra antifascisti. E pure, proprio questa ricerca storica senza miti, ma consapevole che i miti fanno parte della storia ha confermato e fatto emergere con maggiore risalto il significato storico e attuale della svolta avvenuta 76 anni fa con la riconquista della libertà e della democrazia. la Repubblica nata dal 25 aprile 1945 in questi 75 anni ha vissuto molte traversie, in alcuni periodi è stata tormentata dal terrorismo, ma è andata avanti e va avanti col metodo democratico, ed ha già superato di oltre mezzo secolo il regime totalitario che l’aveva preceduta. Ciò conferma che le radici piantate il 25 aprile 1945 sono salde.
Io auguro che si mantenga vitale la memoria del 25 aprile nella continua attuazione dei principi e degli ideali della sua Costituzione. Buona Liberazione a tutti!
Il nuovo portale “Noi Partigiani”
E’ in rete da alcuni giorni il portale web www.noipartigiani.it che raccoglie le interviste video di oltre 500 partigiani e partigiane della Resistenza. Questa importante operazione vuole preservare la memoria di un periodo storico emblematico per le radici del nostro paese, un archivio video dei protagonisti fino ad ora mai organizzato. I testimoni di questa storia hanno consegnato i loro racconti ai giornalisti Gad Lerner e Laura Gnocchi, che per conto dell’Anpi hanno curato il memoriale audiovisivo della lotta antifascista.


