Nonostante la prima notte dei saldi a Pomigliano, comune non poco distante, la piazzetta dell’Annunziata di Marigliano era veramente gremita. Non un posto a sedere, nemmeno nei localini che la costeggiano ed in piedi si stava tutti molto vicini. Che il consumismo lasci il posto alla cultura? E ben venga!
Una inversione di rotta che fa onore a quanti come Saverio Sodano, Corrado Cirillo, Anastasio Tommaso, Giuseppe D’Alessandro, Luigi Casa e Daniele Pontillo, credono ancora nella formazione e nella cultura musicale, e Marigliano si sa, vanta una lunga lista di musicisti più o meno affermati. Una passione che coinvolge gran parte della popolazione di questo piccolo comune di circa 30.000 abitanti. Un luogo dall’incantevole profumo storico, la cui origine sembra risalire all’epoca romana, sito nei pressi dell’agro nolano.
Ed è qui che il 30 giugno, si è conclusa la sesta edizione del Marigliano in Jazz Festival, con una piazza Annunziata gremita ed un Antonio Ciaccain ottima forma. Una esibizione da standing ovation e la presentazione in anteprima mondiale di un toccante brano inedito che fa commuovere il Maestro. Dopo i live di Dida Pelled e di Craig Hartley delle sere precedenti, uno special guest veramente di tutto rispetto, il vibrafonista, batterista e pianista Mark Sherman che ha chiuso il concerto. Un “mostro” musicale che per due anni ha visto il referendum della nota rivista Down Beat come miglior specialista del suo strumento. “Tre giorni di grandi emozioni ed impegno” confida cordialmente Saverio Sodano, che nel Marigliano in Jazz Festival ci crede fortemente da sei anni.
Non è facile organizzare un festival, non è facile organizzare un festival di successo in un luogo come Marigliano che, lo ricordiamo, è stato indicato per anni come uno dei tre vertici di un “triangolo della morte” assieme ai comuni di Nola ed Acerra in seguito alle operazioni di smaltimento illegale dei rifiuti tossici compiute dalla criminalità organizzata.
E se a questo si aggiunge la vicinanza strettissima di Pomigliano D’Arco, nota per il Pomigliano Jazz, certamente ricevere una cosi alta affluenza di pubblico e cosi tanti consensi può considerarsi davvero una bella testimonianza. Una splendida kermesse patrocinata dall’amministrazione comunale e organizzata dalla Associazione culturale Skidoo. Per la prima volta il “Marigliano in Jazz Festival” ha ospitato una Big Jazz Band, che apre l’ambizioso progetto di un ciclo di seminari per giovani musicisti, con l’intento di investire nei giovani jazzisti del futuro. Una occasione d’oro per chi non ha la possibilità di frequentare i jazz club più noti, e per chi ha voglia di imparare dai “grandi”.
Una esperienza guidata da Antonio Ciacca, che ha partecipato ai seminari personalmente condividendo la sua esperienza con i giovani musicisti mariglianesi e non solo. Ciacca ha articolato il suo spettacolo attraverso classici ellingtoniani del repertorio per grande orchestra, insieme a composizioni originali dello stesso Ciacca, docente presso la prestigiosa Juillard School of Music di New York, e si è dedicato al pubblico con passione e coinvolgimento regalando momenti di delicato trasporto ma anche di ilarità raccontando simpatici aneddoti della sua carriera e della sua vita personale. Un bell’incontro insomma con persone vere in carne e… musica.
Così qualora non fosse sufficiente la storicità del luogo, la brillante architettura dei siti di culto, il Castello Ducale, l’appartenenza originaria a Terra di Lavoro, i cardini e i decumani del castrum militare romano nel centro storico, possa il Marigliano in Jazz Festival contribuire al “desiderio” di risanamento e bonifica di questa area? Ce lo auguriamo fortemente.

