Nella giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli si è discussa una tesi intitolata “Se ti picchia non è amore. Contrasto alla violenza di genere – Superando stereotipi e pregiudizi”, afferente al corso di laurea in Scienze della Comunicazione.
Alessandro Di Francia è lo studente che attraverso questo lavoro di ricostruzione dei fatti si è impegnato a dare voce a una donna che non può più averla perchè morta nel 2019 in ospedale dopo esservi entrata con una emorragia cerebrale. Ha scelto di realizzare la sua tesi in Spy Investigation cronista di nera, della Prof.ssa Cristiana Barone.
Alcuni giorni prima della seduta di laurea, Alessandro concede al nostro giornale on-line un’intervista per raccontarci le motivazioni della sua scelta e i tratti salienti relativi alla storia che ha deciso di mettere in luce.
La tesi si apre con un capitolo dedicato al Manifesto di Venezia e la Convenzione di Istanbul, analizzando i passi finora fatti per il contrasto del fenomeno di violenza, passando per le responsabilità dei media senza perdere di vista il Codice deontologico dei giornalisti. Il secondo e terzo capitolo invece sono dedicati a una giovane donna, Emanuela, morta nel 2019 a seguito di una complessa vicenda tutta da chiarire, e costruiti su una serie di documenti forniti dalla sorella più grande di Emanuela.
Emanuela era una giovane donna che denunciò il compagno nel 2016, e a distanza di alcuni anni i familiari attendono ancora la prima udienza del processo. Nel frattempo nel 2019 Emanuela è morta per una emorragia cerebrale le cui cause riempiono di dubbi i familiari.
Alessandro, nel maggio scorso, aveva ascoltato la testimonianza della sorella più grande di Emanuela, invitata dalla Prof.ssa Barone a raccontare l’accaduto durante una lezione a distanza del corso di Spy Investigation. La vicenda, come egli stesso racconta nella video intervista, lo colpì profondamente e gli apparì subito come un “Cold Case”, un caso ancora pieno di interrogativi e contornato attualmente da vicende processuali in corso.
Alessandro nella video intervista rilasciata al nostro giornale, racconta come questa vicenda gli sia subito sembrata “una storia assurda, che non può essere lasciata al caso”, e aiutandosi con dati, documenti e denunce forniti dalla sorella, ha inteso “dare voce ad una donna che non ha potuto usarla e darle quel rispetto che avrebbe dovuto meritare, da parte delle istituzioni e delle persone comuni”. Tra i documenti di cui si è avvalso per la sua tesi, spicca un audio di Emanuela che inviò alla sorella più piccola raccontando della sua preoccupazione e rassegnazione per la situazione che si trovava a vivere con il padre del suo terzo figlio, della “persecuzione” che si trovava a vivere, e di cui possiamo ascoltare un pezzo estratto nel quale dice che avrebbe fatto la fine di una di “queste… dei femminicidi”.
La voce di Emanuela viene tratta da un audio che lei inviò nel dicembre 2018, e parte di esso è possibile ascoltarlo alla fine del video in cui Alessandro Di Francia discute il suo elaborato di tesi il 25 novembre 2021 nell’aula Magna dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
L’ascolto di Alessandro, e in particolare di una parte del messaggio che la stessa Emanuela inviò a sua sorella prima di entrare in codice rosso in ospedale per una emorragia cerebrale, permettono di comprendere come la lotta per la fine di ogni forma di violenza sulle donne è ancora tristemente attuale e assolutamente necessaria.

La dedica finale che Alessandro Di Francia ha voluto fare a Emanuela



