In viaggio nell’essenza Cercando Picasso
“… non si sa mai quello che si va a disegnare ma quando si comincia a farlo, nasce una storia, un’idea, e così è. In seguito la storia si ingrandisce come a teatro, nella vita…” diceva Picasso. E così lo spettacolo, Cercando Picasso, con Giorgio Albertazzi e la Martha Graham Dance Company si lascia scoprire e si sviluppa con una dinamica imprevedibile. La seducente regia di Antonio Calenda colpisce nel segno, come la scenografia minimale e brillante e i costumi “studiati” di Pier Paolo Bisleri.
Dopo l’ anteprima internazionale, a NewYork, l’8 gennaio, la tournée proseguirà almeno fino al 22 aprile.
Nel suggestivo Teatro Bellini di Napoli, la rappresentazione dello spettacolo è una vera e propria lezione di teatro, come è già stata definita dai molti che vi hanno assistito, ma non solo. Con il sipario si apre un intenso colloquio con il pubblico piuttosto che un monologo, fatto di sguardi, gestualità, parole che accattivano e catturano creando una magica aurea dalla quale difficilmente si ha desiderio di distogliere i sensi.
Un Albertazzi in forma e appassionato che con grande stile cerca Picasso: nelle lenzuola candide da dove spuntano donne con pizzi rossi, o in una tavola imbandita, nel piedone o nella enorme maschera da toro, omaggio al teatro classico, rendendo palpabile l’immaginario.
Tralasciando la fase precedente, lo spettacolo si concentra sulla produzione pittorica cubista di Picasso. Ma accanto all’arte figurativa sapientemente si affianca una esposizione filosofica e logica della letteratura che scrive del pittore. Il fondale utilizzato per la prima parte dello spettacolo riproduce fedelmente il primo lavoro scenografico di Picasso, che nel 1917 realizza bozze per Parade, collaborando con Sergej Diaghilev, insieme ad altri grandi nomi, come Satie, Massine e Cocteau. Una complicità di arti diverse che caratterizza il Novecento con le sue avanguardie e formule anticipatorie.
Uno spettacolo anch’esso all’avanguardia che lascia basiti di fronte ad un corpo di ballo che va oltre il balletto dando vita ad una vera e propria compagnia teatrale di tutto rispetto, dove gli oggetti sono in linea con il corpo e il corpo in linea con gli oggetti. Danze che fanno sentire la musica con il movimento nel silenzio meravigliato della sala, figure che giocano sulle voci parlate dall’alto, coreografie storiche ed originali degli anni Trenta della stessa Graham : il tutto a comporre uno spettacolo molto ben equilibrato.
Luci precise e determinanti sulle scene, di Nino Napoletano, che intrigano ed aiutano a creare l’atmosfera, enfatizzando monologhi lunghissimi ed intelligenti, ma mai stancanti.
“Le dèsir attrapé par la queue” (Il desiderio preso per la coda) è il fulcro sul quale si snoda tutta la forza surreale e onirica dello spettacolo. La tavolata bianca priva di cibarie, il Piedone, il Cane, la Cipolla, L’Angoscia Magra e l’Angoscia Grassa, la Torta, il Sipario e persino il Puntale Rotondo evocano immagini care a Picasso, come l’amore per la Spagna e la tauromachia, con versi di Garcia Lorca.
I riferimenti a Manuel Torres, e al Duende di Paganini raccontato dal Goethe, poi, inducono ad una riflessione interiore non soltanto sullo stile di vita del pittore, ma più in generale sull’arte, sulle dietrologie che muovono attorno ad un opera, ed ancora il riferimento a Nietche, la differenza ben spiegata tra Duende e Musa, diventa spunto di cultura non solo artistica ma anche filosofica e letteraria. “Tutte le arti sono capaci di Duende ma soprattutto si manifesta laddove c’è la capacità dell’interprete: nella musica, nell’arte, nella pittura…”.
Uno sguardo attento versa agli scritti di Picasso sulle donne e sull’amore, alternate a liriche di autori a lui vicini, come Apollinaire, dalle quali emerge il rapporto appassionato e conflittuale del pittore con l’eros e il femminile: la donna oggetto sessuale e sensuale musa ispiratrice, necessaria e indispensabile per la produzione artistica. La musica di Igor Strawinsky introduce alla riflessione sul Teatro e sull’Arte, coronando magistralmente i pensieri di Picasso.
La ragazza dei pettini, il desiderio preso per la coda e poi Guernica, nel suggestivo video di Antonio Giacomin, e le damoiselle di Avignone, il divenire pazzo ed il silenzio, “le lenzuola mute nella polvere degli angeli”, l’esaltazione del Guardare che non è vedere, nel racconto dell’incontro con Yung, “il teatro è guardare vedendo al di là del muro”: tutto torna. Ed il duende di Albertazzi si manifesta senza dubbio ricco, energico, vigoroso, appassionato.
Più che una descrizione del pittore, con Cercando Picasso si pone in luce una analisi approfondita dell’arte, della musica, della pittura, del teatro stesso.
La ricerca quindi non è del pittore in sè o della sua arte, ma una vera e propria ricerca dell’essenza, di una verità assoluta che si sintetizza in un solo gesto, in una sola espressione, adatta ad ogni circostanza della vita, quale forza superiore che nella difficoltà sostiene e avvicina, armonizza, stempera e ritempra. Una verità che, posta in questa luce, non fa una grinza e diviene oggettivamente verità assoluta: Ridere.

