Sì, sopra i poveri
corre l’amore di Dio,
di mezzo ai poveri
egli chiama i suoi profeti,
per tutti i poveri
è la sua salvezza.
E tu, povera
adolescente di Israele, sconosciuta
ai potenti, ai loro occhi
meno che polvere, su di te
è lo sguardo dell’Altissimo. […]
Piero Milan, Per essere gioia
Nelle Beatitudini evangeliche, troviamo il primato della povertà, all’origine di tutte le altre Beatitudini. Qual è senso di questa povertà? È l’esperienza personale che l’amore fa di se stesso mentre ama, mentre si dona e dona tutto in condivisione. Come l’immagine del sole irradiante, felice tanto quanto sono i raggi che s’irradiano da esso. Dio è il “donando se stesso”, la “pienezza di condivisione”, il “grande povero”. La povertà non è il privarsi di qualcosa oppure non avere niente ma essenzialmente donare perché si ama. La povertà è Qualcuno, Dio stesso. L’amore di Dio è senza condizione e Dio, l’Amore, il Povero ti dice: ”Lasciati amare, è tutto quello che ti chiedo e ti chiederò in eterno”. La povertà evangelica, perché divina, è origine a se stessa; e “Dio ama chi dona nella gioia” (s. Agostino) e “il mio giogo è leggero”( Matteo 11, 29-30). La povertà non è una virtù da praticare, un dovere, un distacco dai beni di questo mondo ma un accogliere in sé lo Spirito di Gesù che ci appassiona d’amore e ci fa compiere con beatitudine, la follia d’aprire ampiamente le nostre braccia e tutta la nostra persona, alla maniera del Padre e delle sue ispirazioni. Così tutte le beatitudini evangeliche hanno origine nella povertà, ossia Gesù Cristo Benedetto, la Benedetta Vergine Maria, la piccola povera di colui che è il suo grande povero. (tratto da Florin Callerand, Un pauvre appelle, Dieu répond. Les Béatitudes » Editions Roche d’Or, 2006, pp. 71 – 76 e 80 – 82).
2021

