Lo struscio del Giovedì Santo è quella antica tradizione che si svolgeva nella Settimana Santa a Napoli. Insieme a questa tradizione, vi era quella che prevede che i fedeli vadano a visitare i sepolcri nelle chiese, che, secondo un’antica tradizione, devono essere almeno tre e sempre in numero dispari.
Questo rito è anche conosciuto come “giro dei sepolcri”, o ancora, “il giro delle sette chiese“. A Napoli e in buona parte della Campania viene chiamato struscio e risale agli anni del Viceregno spagnolo (1503-1734). In questo periodo nella città partenopea, durante la settimana santa fu imposto, secondo tradizione Spagnola, il divieto di circolare con cavalli e carri.
Questo divieto fu poi confinato successivamente alla sola via Toledo. Moltissimi i fedeli che osservavano tale rituale, essendo così costretti a circolare a piedi lungo la principale strada cittadina. Il passeggio era lento e si procedeva quindi strisciando (strusciando) i piedi lentamente sulla strada ed anche le stoffe ancora rigide degli abiti nuovi indossati per l’occasione, ‘strusciavano’ tra di loro producendo un fruscio di sottofondo.
I giovani soprattutto, attendevano con ansia quel giorno per ricevere dai genitori degli abiti nuovi da indossare per le festività pasquali. Il vestito non doveva essere mai troppo elegante o troppo appariscente, in particolare per le donne. Queste dovevano essere vestite sobriamente per non attirare l’attenzione e non suscitare le gelosie dei loro fidanzati.
Una passeggiata con spirito allegro e festoso che si percorreva a partire da Via Pessina fino a Piazza Trieste e Trento e viceversa.
Matilde Serao nella sua opera “La Madonna e i Santi” ci parla di questo curioso e tradizionale rituale partenopeo così: “Ha un’origine tutta musicale perché viene dal fruscio che fanno i piedi mollemente smossi e le gonne sferiche delle donne“. A Napoli, tutte le tradizioni producono un proprio “suono“.



