Oggi durante un’omelia, ho percepito interiormente cosa significa essere un “buon terreno” per l’incontro essenziale con la Parola del Signore, nella mediazione del sacerdote, nello svolgersi della Celebrazione Eucaristica.
Il mio atteggiamento era attento ma teso per capire, selezionare, più che accogliere e sentire in modo “disarmato”; diventavo terreno poco adatto, dove il seme cade ma viene “portato via” dal mio io superficiale, giudicante, forzato: sembra non resti nulla… parole al vento…
Ognuno/a può trovare la sua modalità di ascolto “passivamente attivo” della Parola, un atteggiamento riposato, aperto, libero, senza pregiudizi, per lasciarsi raggiungere, toccare anche con stupore interiore. Così una parola del Vangelo, una frase, un canto, una preghiera, un’immagine possono parlare alla nostra persona, al nostro essere, e cuore…
Per seguire il rispetto dell’ecologia riguardo l’ambiente, si potrebbe dire che il nostro terreno dovrebbe essere “bio”, naturale, senza i “concimi chimici” dell’io dominante, a volte troppo razionale, senza forzature, interferenze varie…
Allora il nostro “terreno”, la nostra persona può nutrirsi della Parola, di un’omelia… e possiamo sentirci “visitati”; questo momento potrà lentamente sedimentarsi in noi con il suo contenuto, se ci prendiamo un po’ di tempo per riflettere, rimanere lì, interiorizzare, ben al di là dell’adempimento di un dovere, l’osservanza di un precetto… Possiamo fare proprio il nutrimento ricevuto, accolto e restituito, vissuto poi nella vita concreta d’ogni giorno, attraverso una naturale, semplice, normale e pienamente umana scelta responsabile che “amorizza il mondo”, amorizza il contesto in cui viviamo in relazione…
gennaio 2018 – gennaio 2021

