NAPOLI – Lo sport come insegnamento di vita, il sorriso nonostante le avversità. Momenti drammatici che possono segnarti per sempre. Alessandra Vitale di San Giorgio a Cremano, vicino Napoli, rappresenterà l’Italia alle Paralimpiadi di Tokyo. Sarà l’unica squadra azzurra ai giochi a cinque cerchi. Lo farà nel sitting volley, la pallavolo da seduto dove l’Italia eccelle. Lei è ambasciatrice dello sport paralimpico per l’Italia.
Alessandra non ha timore a raccontare la sua storia che pure ha vissuto momenti tragici.
«Nel 2010 – racconta – ho subito l’amputazione della gamba destra per un osteosarcoma. È cambiato tutto, non sapevo come uscirne fuori. Una prima parte di vita vissuta in altro modo. La malattia è stata un po’ lunga, stavo un po’ giù psicologicamente. Per fortuna era localizzata e con l’amputazione sono tornata a vivere».
Alessandra ha vissuto dei momenti bui, anche se lei ne parla tranquillamente e non lesina sorrisi: «Prima avevo vergogna ad uscire e da donna è stato difficile accettare il proprio corpo. Non porto protesi, ma ora non ho nessun timore: guardo tutti negli occhi. Per me è la normalità, ma cerco di mettere gli altri a proprio agio. Con questa nomina di ambasciatrice, molto prestigiosa, che mi vede insieme a tanti altri sportivi, porterò ovunque il mio esempio di vita sportiva per far comprendere a chiunque come ci si possa rimettere in gioco nonostante le difficoltà che la vita ci presenta».

Un’ancora a cui Alessandra si è aggrappata per lottare e tornare a sorridere è stato lo sport, spinta anche dai suoi figli Chiara e Cristiano e il marito Leandro. «Lavoravo come informatica — ha spiegato — per una società consociata con l’Ibm, e dopo l’operazione sono rimasta a casa, non sapevo come affrontare la vita. Ho iniziato a fare nuoto a Portici, quando poi ho scoperto il sitting volley (la pallavolo paralimpica) non l’ho più abbandonata». In Campionato, Alessandra Vitale veste la casacca della Nola Città dei Gigli. Ma è molto impegnata nello sport paralimpico.
Sarà una delle candidate al Consiglio regionale del Cip (comitato italiano paralimpico). Spigliata, loquace, e sempre allegra: saprà convincere tutti. “Cerco di impartire lezioni di ottimismo, raccontare cose delicate anche con il sorriso”. E si avvicina il sogno olimpico. “Mancano ormai pochi giorni al traguardo di una vita, sperando che si possano disputare in sicurezza. Le Olimpiadi possono rappresentare una rinascita, come lo sport ha fatto con me. Bisogna sempre guardare al futuro con ottimismo”.

