Crisi economica e Covid-19: il gesto estremo di un noto fotografo napoletano. Sentirsi schiacciati dai debiti e non sopportarlo
La notizia ha fatto il giro del web e dei social, un uomo si è tolto la vita per la stretta di debiti con Fisco e privati.
Umberto Sbrescia sabato scorso non è tornato a casa, è stato trovato senza vita nel suo negozio.
A Napoli era il professionista della fotografia per eccellenza, un punto di riferimento per le attrezzature fotografiche in Campania con il suo negozio nella zona della Ferrovia in via Silvio Spaventa, Sbrescia Photo Specialist Store. Il 9 gennaio, poco dopo l’orario di pranzo, gli agenti del commissariato, allertati dai familiari preoccupati dal mancato ritorno, hanno fatto l’amara scoperta, irrompendo nel negozio forzando la serratura. Il corpo di Umberto Sbrescia era esanime.
Poche righe su un biglietto scritto a mano spiegavano alla famiglia il gesto disperato di togliersi la vita. Insieme alle scuse per il grande dispiacere che sapeva di arrecare ai suoi cari, Umberto parlava dei tanti debiti con il Fisco e con privati, della disperazione crescente nella consapevolezza di non avere nessuna possibilità di venire a capo di una situazione senza uscita. Un solo monito: “Andate via da qua”.
In queste parole si intuisce tutto il dramma di un professionista “storico” napoletano appassionato della fotografia, che ha perso la speranza davanti a una crisi acuita dalle conseguenze devastanti della pandemia. Resta il dispiacere profondo di chi lo ha conosciuto e stimato, insieme allo sgomento davanti a un’azione estrema.
Numerose persone in un clima di costernazione unanime e sgomento hanno lasciato commenti su facebook, tra questi anche chi lo conosceva bene.
In Italia l’allarme suicidi tra i lavoratori e imprenditori risulta il più preoccupante nel quadro europeo. Nell’ultimo anno sono aumentati i decessi, non solo legati al virus, ma al suicidio. Chi ha perso la propria attività ed è stato travolto dalle difficoltà economiche si trova in un momento di emergenza e di disperazione senza precedenti per la peggior crisi economica degli ultimi anni. Gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” per il 2020 ci dicono che sono stati 42, di cui 25 quelli registrati durante il primo lockdown, 16 nel solo mese di aprile. E 14 dei 25 casi riguardano imprenditori.
La Fondazione BRF – Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze per la mancanza assoluta di dati aggiornati ha istituito durante la prima ondata un Osservatorio Suicidi Covid-19, monitorando gli atti suicidari a partire dalle notizie di cronaca. Sono 62 i suicidi correlati direttamente o indirettamente con il coronavirus (da metà marzo a giugno 2020). Questo studio ha un mero valore indicativo che però è stato apprezzato dal Ministero della Salute e dalle istituzioni.
Il monitoraggio si mostra uno strumento importante per la comprensione del fenomeno nelle sue più particolari sfeccettature.
Il Covid ha aggravato situazioni di sofferenza preesistenti e ne ha create di nuove, come purtroppo la perdita del lavoro che è un evento devastante difficile da fronteggiare senza adeguati strumenti e sostegni di carattere sociale, istituzionale ed economico.



1 Commento
Un articolo che porta ad una profonda riflessione sotto tanti aspetti.
Uno degli aspetti che, d’impatto ( e, quindi immediato e più importante) colpisce è l’equilibrio tra grafica e titolo. La scelta di non porre nel titolo il nome e la foto della persona è indice di grande professione e di immensa sensibilità. Ho conosciuto di persona Umberto e vedere “buttato il suo dolore e la sua foto” in un titolo è stato bruttissimo, non ho fatto altro che pensare al dolore dei figli e della moglie….era come vedere “buttata la sua vita” e non era giusto! Importante è scrivere riportando un fatto e facendo riflettere senza alimentare polemiche e senza giocare al numero dei “like” agli articoli.
Dietro ad ogni articolo c’è una storia, una vita e dietro questo articolo c’è la vita, c’è la storia di Umberto: un uomo, un vero signore come pochi, disponibile, colto, che amava seguire le attività culturali e di cui, purtroppo, nessuno saprà mai fino in fondo che tormenti ci fossero nel suo animo